{"id":741,"date":"2017-07-21T21:40:25","date_gmt":"2017-07-21T19:40:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=741"},"modified":"2017-07-21T21:40:43","modified_gmt":"2017-07-21T19:40:43","slug":"741","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=741","title":{"rendered":"La Finlandia ha ragione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-742\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/informallearning-150x150.png\" alt=\"informallearning\" width=\"150\" height=\"150\" \/>La Finlandia ha ragione<\/strong><br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><em><strong>di Stefano Stefanel<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ultimamente sono arrivate due notizie dalla scuola finlandese: la loro accoglienza da noi \u00e8 stata come sempre molto distratta, anche se leggendo tra le righe le poche reazioni hanno rivelato bene i sintomi del pensiero italiano sulla scuola. La prima notizia \u00e8 quella secondo cui i risultati degli studenti finlandesi nelle rilevazioni internazionali per la prima volta dalla loro istituzione sono oggettivamente peggiorati, anche se leggermente. Il peggioramento della Finlandia \u00e8 stato salutato con poca attenzione, ma quella poca ha mostrato il sospiro di sollievo degli italiani addetti alle cose scolastiche, visto che dimostrerebbe che anche il metodo finlandese non porta lontano.<!--more--> Dall\u2019alto del nostro 28\u00b0 o 29\u00b0 nelle stesse rilevazioni riteniamo che avendo pazienza prima o poi il \u201ccadavere\u201d della Finlandia passa. E questo sarebbe il primo segnale del \u201cpassaggio\u201d. Questo poi pu\u00f2 voler anche dire che \u00e8 ridicolo rincorrere i finlandesi, che tanto prima o poi ci raggiungono in basso: questo atteggiamento dimostra che non serve a niente che noi facciamo qualcosa per migliorare, visto che il nostro sistema scolastico va bene cos\u00ec com\u2019\u00e8 e che prima o poi i finlandesi scenderanno al nostro livello. La seconda notizia riguarda l\u2019eliminazione delle materie dal curricolo scolastico, sostituite dagli argomenti. Questa seconda notizia \u00e8 stata vissuta per un paio di giorni come un\u2019eccentrica curiosit\u00e0 nordica ed \u00e8 stata bocciata da tutto il sistema scolastico italiano guidato da Benedetto Vertecchi che in un\u2019intervista ha detto che \u201c<em>c<\/em><em>opiare il metodo scolastico finlandese da noi sarebbe un grave errore<\/em>&#8221; (Repubblica.It del 30 maggio 2017). Non c\u2019\u00e8 stato bisogno di aggiungere molto sull\u2019argomento, visto che Vertecchi ha interpretato il sentire italico come forse mai in passato: gi\u00f9 le mani dalle discipline! Si pu\u00f2 solo aggiungere che non si tratta di copiare la Finlandia, ma di comprendere \u2013 eventualmente &#8211; il problema nel suo insieme. Poi Vertecchi ha anche consigliato di volgere lo sguardo all\u2019Estonia e allora le strade si divaricano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le due notizie lette insieme dicono che i finlandesi giudicano compiuta la loro riforma del 1992 e che decidono di prendere una nuova strada pedagogica ritenendo arrivati i tempi di cambiare. Nel frattempo noi abbiamo fatto una mezza dozzina di riforme senza riuscire a migliorare i nostri risultati e alternando cambiamenti a restaurazioni. Il sistema ritenuto migliore del mondo decide di cambiare nel momento in cui avverte degli scricchiolii. Noi, invece, forti del citato 28\u00b0 o 29\u00b0 posto, ad ogni cambiamento mandiamo avanti il TAR, soprattutto quello del Lazio. Loro applicano noi ricorriamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>INTANTO IL NON FORMALE E L\u2019INFORMALE\u2026<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Mentre la Finlandia regredisce leggermente e cambia tutto e noi rimaniamo saldi al nostro posto di rocciosa retroguardia ecco che il non-formale e l\u2019informale aggrediscono in modo molto incisivo la nostra curricolarit\u00e0 riempita di programmi vecchi, cartacei e legati non solo alle discipline (comunque una cifra italica), ma addirittura alle classi di concorso e alle graduatorie, cio\u00e8 a ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 lontano dal mondo reale. La speranza che il non-formale e l\u2019informale possano essere fermati dal formale scolastico ha mostrato e sta mostrando tutta la sua risibile debolezza nella questione di internet e degli smarthphone o degli strumenti simili. Ormai ogni ragazzino dotato di mini-contratto ha pi\u00f9 Giga di quanti ne avesse la Nasa quando mandava la gente sulla luna. E quindi anche la questione del wi-fi e della sicurezza informatica sta gi\u00e0 da un\u2019altra parte, mentre le scuole ancora discutono su come vietare l\u2019uso dei cellulari, i gruppi WhatsApp dei genitori o altre incursioni del mondo esterne nella scuola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 C\u2019\u00e8 stato un altro momento nella storia del dopoguerra in cui la scuola si \u00e8 trastullata col formale mentre fuori l\u2019informale e il non formale stavano cambiando il mondo. Il \u201968 nella societ\u00e0 ha aperto la strada a quel \u201968 nella scuola e nell\u2019universit\u00e0 che non ha permesso di lasciare tutto come prima e che ha aperto ad una stagione di riforme scolastiche di grande portata. Si potr\u00e0 anche ironizzare sul sei politico (che non \u00e8 stato cos\u00ec diffuso come si racconta), ma la scuola paludata e lontana dai giovani dei primi anni sessanta \u00e8 esplosa non solo nella contestazione, ma anche nel cambiamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pu\u00f2 essere interessante alla luce del rapporto tra le discipline e il\u00a0 mondo reale considerare alcune evidenze del rapporto tra informale, non formale e formale nei vari ordini di scuola.<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Scuola dell\u2019infanzia. E\u2019 la scuola che meglio regge alla pressione dell\u2019informale e del non formale. E non potrebbe che essere cos\u00ec, visto che un semplice formalismo didattico non riuscirebbe a far fronte alla pressione delle aspettative educative delle famiglie e della societ\u00e0; l\u2019azione didattica per sfondi integratori e campi d\u2019esperienza \u00e8 la migliore risposta che la scuola italiana sia riuscita a dare alle esigenze sociali, cultuali ed educative. E\u2019 un peccato che quella scuola non abbia saputo spingere la sua ricerca didattica ed educativa almeno fino alla primaria, rimanendo una riserva di ottime insegnanti, eccellenti pratiche in un ciclo che per\u00f2 si chiude.<\/li>\n<li>Scuola primaria. La scuola primaria ha la tendenza a farsi travolgere dall\u2019informale e dal non formale, perch\u00e9 non riesce a distinguerlo. Il suo forte rapporto con la realt\u00e0 dei bambini le fa credere di essere fuori pericolo. Invece il pericolo c\u2019\u00e8 eccome. La scuola primaria per sua natura non \u00e8 disciplinarista, ma le maestre lo stanno diventando e ritengono virtuoso insegnare per tutta la vita le stesse discipline. Il mondo esterno non \u00e8 disciplinare e l\u2019approccio del bambino al sapere deve essere di tipo olistico e non specialistico. Se infatti si chiude il mondo dentro le discipline quando i bambini sono piccoli (6-8 anni) pu\u00f2 accadere che questo mondo non venga riconosciuto e la strada del rapporto tra conoscenza e realt\u00e0 sia in salita. La scuola primaria pu\u00f2 agire per strutture unitarie e la tendenza alla divisione appare veramente una scelta perdente, capace soltanto di rendere teorico ci\u00f2 che \u00e8 per sua natura pratico.<\/li>\n<li>Scuola secondaria di primo grado. E\u2019 il segmento debole del sistema scolastico italiano, ma non si ritiene tale. La battaglia per il web e sul web \u00e8 stata persa in partenza. La scuola \u201cmedia\u201d ha cercato di arginare l\u2019accesso al web facendo fortilizi a difesa dei libri di testo. In realt\u00e0 \u00e8 successo e sta succedendo che l\u2019informale e il non formale del web stiano devastando la crescita culturale degli adolescenti intervenendo in maniera scomposta nel complicato meccanismo dello sviluppo e dell\u2019apprendimento, che troppo spesso non riesce ad essere guidato dalle scuole.<\/li>\n<li>Scuola secondaria di secondo grado. Lo scontro tra formale e informale e non formale \u00e8 diventato titanico e l\u2019ingresso dell\u2019alternanza scuola lavoro anche nei Licei ha reso fortissimo l\u2019elemento di confronto con l\u2019esterno. Inoltre la battaglia col web \u00e8 stata persa in maniera netta, cos\u00ec come l\u2019URSS a suo tempo perse la guerra fredda con gli USA. L\u2019URSS stava ancora facendo le parate del 1\u00b0 maggio sulla Piazza Rossa mentre l\u2019Occidente americanizzato era diventato una societ\u00e0 in cui i consumi sociali sembravano illimitati. Si pensi per\u00f2 anche a questioni molto semplici come le certificazioni linguistiche, che hanno reso inutili e spesso nocivi i voti nelle lingue comunitarie e hanno creato un condizionamento non-formale dentro i formalismi dei programmi di lingue.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scuola italiana in tutte le sue componenti non riesce a mettere in relazione la prepotenza del suo sgangherato disciplinarismo nozionistico e mnemonico con i cattivi risultati dei suoi studenti. Inoltre scambia i suoi studenti migliori (i liceali) come frutto di sistema e non come selezione culturale di una scuola falsamente egualitaria. Se infatti i migliori alunni del primo ciclo vanno ai Licei classici o scientifici; quelli subito sotto vanno agli altri Licei e ad alcuni Tecnici; quindi a scendere si scelgono gli altri Tecnici e i Professionali e poi si va nel girone infernale della Formazione professionale ci si pu\u00f2 consolare definendosi democratici, ma in realt\u00e0 si stanno applicando meccanismi selettivi cos\u00ec forti e definitivi, che quelli delle bistrattate societ\u00e0 orientali basate sui test d\u2019ingresso sono al confronto molto pi\u00f9 aperti e alla portata di tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019inclusione non pu\u00f2 avvenire con i Licei italiani (tra i migliori del mondo) da una parte e tutto il resto del sistema secondario che produce dispersione, difficolt\u00e0 e ineguaglianza dall\u2019altra. Inoltre sarebbe interessante analizzare la selezione di certi licei, che si permettono di avere una dispersione alta pur avendo accolto gli studenti migliori richiamati da azione di orientamento in entrata molto aggressive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LE DISCIPLINE SONO IL MEZZO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le discipline sono il mezzo e diventano il fine solo per\u00a0 coloro che entrano nell\u2019alta specializzazione disciplinare propria degli studi universitari. Quindi questa ossessione italiana per le discipline nella scuola (soprattutto in quella dell\u2019obbligo) \u00e8 l\u2019elemento principale che determina la dispersione e il distacco col mondo reale:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>costringere gli studenti ad essere tuttologi fino a 19 anni \u00e8 una pratica perdente, resa surreale da esami di stato conclusivi congegnati in maniera dannosa ed inutile;<\/li>\n<li>piegare il mondo dell\u2019informale e del non formale al formale delle classi di concorso \u00e8 subordinare la crescita della mente sociale e culturale dei giovani ai livelli occupazionali.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Luigi Berlinguer con il POF e l\u2019autonomia aveva tentato di portare la scuola fuori dal suo formalismo, ma era stato costretto a lasciare la riforma a met\u00e0: aveva abolito i programmi ministeriali sperando che dal basso arrivasse la spinta a redigere curricoli legati ad esperienze e territorio e invece c\u2019\u00e8 stato un ispessimento del sapere sugli obsoleti libri di testo e sui vecchi programmi ministeriali. L\u2019attuale Governo sta cercando di spostare il focus della scuola verso l\u2019informale e il non formale (Piano Nazionale Scuola Digitale, Rapporto di Autovalutazione, Piano di Miglioramento, Progetti nazionali, Fondi Pon), ma lo fa senza toccare la questione delle discipline. La strada \u00e8 finlandese, il metodo italiano: penso ne verr\u00e0 fuori un disastro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I finlandesi hanno comunque una profonda ragione: dopo 25 una riforma deve essere rivista dalle fondamenta. Le discipline sono una struttura culturale utile e necessaria per capire il mondo globalizzato veicolato dal web, ma non possono rimanere strutture chiuse e collegate all\u2019occupazione dei docenti, che per loro natura cercano di chiudere il mondo dentro i propri confini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019abolizione delle discipline dal curricolo sta in questo rapporto ineludibile con l\u2019informale e il non formale, che deve essere padroneggiato per non portare a forti squilibri. Tutti i progetti PON porteranno 3 miliardi di euro nelle scuole per farci entrare l\u2019informale e il non formale. Ma le scuole se ne sono accorte oppure pensano che la Finlandia sia comunque fredda e poco popolata?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Finlandia ha ragione di Stefano Stefanel \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ultimamente sono arrivate due notizie dalla scuola finlandese: la loro accoglienza da noi \u00e8 stata come sempre molto distratta, anche se leggendo tra le righe le poche reazioni hanno rivelato bene i sintomi del pensiero italiano sulla scuola. 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