{"id":754,"date":"2017-09-13T22:16:17","date_gmt":"2017-09-13T20:16:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=754"},"modified":"2017-09-13T22:16:57","modified_gmt":"2017-09-13T20:16:57","slug":"troppe-agende-aperte-sulla-scuola-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=754","title":{"rendered":"Troppe agende aperte sulla scuola italiana"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-755\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/agende-150x150.jpg\" alt=\"agende\" width=\"150\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/agende-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/agende-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/agende-229x230.jpg 229w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/agende.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/>Troppe agende aperte sulla scuola italiana<br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\">di Stefano Stefanel<\/span><\/em><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Se c\u2019\u00e8 una cosa che la scuola italiana non si fa mancare \u00e8 la costante apertura di nuovi fronti e nuove modifiche, pi\u00f9 proposte che attuate. L\u2019agenda della scuola italiana \u00e8 in perenne movimento e non accenna a fermarsi, resa frenetica anche dall\u2019attivismo declaratorio dei ministri che si succedono al Miur e che spesso lasciano ricordi di innovazioni solo annunciate o di riforme attuate a met\u00e0. La legge 107 del 2015 se non altro ha avuto il merito di essere attuata con modalit\u00e0 tali che \u00e8 molto difficile capire cosa potrebbe essere abrogato qualora andasse al governo una forza politica che lo vuole fare.<!--more--> Sulla questione della legge 107 sembrano essersi per\u00f2 placati tutti i catastrofisti che la vedevano come la pietra tombale della scuola italiana e i richiami alla lotta ormai rimangono appannaggio solo di quei gruppi residuali che chiamano alla lotta su tutto e che nel 68 facevano i contestatori, mentre oggi fanno i restauratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L\u2019agenda scolastica in continuo movimento non aiuta per\u00f2 a tirare le fila dell\u2019innovazione, anche perch\u00e9 spesso non si riesce ad avere i tempi materiali per innovare. Ci sono sempre troppi fronti aperti e non conclusi e alcuni errori purtroppo sono stati portati alle estreme conseguenze. Tutto questo dentro dibattiti superficiali e mediatici di poca durata e ancor pi\u00f9 esiguo spessore, che non permettono una reale azioni di modifica dell\u2019esistente se non attraverso cambi parziali e un aumento della burocrazia programmatoria, che spesso non riesce ad andare al di l\u00e0 di se stessa e si perde nel dichiarato perch\u00e9 poi non ci sono i tempi, le risorse e le volont\u00e0 per applicare quello che si \u00e8 studiato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>BOCCIATURE DI SINISTRA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Si stanno moltiplicando, soprattutto sul web, le invettive di molti docenti di sinistra (se ancora l\u2019etichetta dice qualcosa, anche se spesso sono loro che si definiscono cos\u00ec) o comunque legati a sigle ultracontestatrici che attaccano i dirigenti che non vogliono bocciare o il Miur che tende ad eliminare le bocciature dal primo ciclo. La miopia selettiva della destra che ha in Paola Mastrocola il suo elemento di punta e in Ernesto Galli della Loggia il censore che guarda tutto dall\u2019alto dell\u2019Universit\u00e0 viene adesso affiancata da una certa sinistra scolastica che attacca la dirigenza scolastica italiana accusandola di non voler bocciare e che paradossalmente si aggrappa a questa vera sciagura nazionale (siamo il Paese Ocse col pi\u00f9 alto tassi di dispersione scolastica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La questione purtroppo \u00e8 facilmente riassumibile: poich\u00e9 ai pi\u00f9 bravi non si riesce a dare niente di concreto e soprattutto non li si riesce ad occupare a tempo indeterminato poco dopo la laurea, allora gli si dia almeno lo \u201cscalpo\u201d dei peggiori, di quelli destinati ai 1.000 euro al mese o a diventare Neet. Lo spreco di giovent\u00f9 italiana dovrebbe preoccupare, invece alimenta dispute ideologiche su chi lasciare indietro, non su chi tutelare in alto. Il merito non si misura in alto, ma solo creando un baratro col basso. Una vera disgrazia sociale che ci fa diplomare troppi studenti disallineandoli da un\u2019et\u00e0 anagrafica che \u00e8 gi\u00e0 penalizzante rispetto ai coetanei europei. Invece di plaudere alla leggera diminuzione della dispersione, ci si dispera perch\u00e9 questa dispersione non \u00e8 a livelli ancora pi\u00f9 alti. Non rendendosi conto che alla base della dispersione italiane e di molte bocciature c\u2019\u00e8 una totale incompetenza valutativa, che scambia autoreferenziali e mnemoniche misurazioni per valutazioni formative (valutazione = dare valore, imposta sul valore aggiunto, non su quello perso).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 E\u2019 vero che ci sono alcuni Paesi che fanno uscire dal ciclo dell\u2019istruzione a 19 anni, ma dentro sistemi fortemente orientanti, con dosi massiccie di opzionalit\u00e0 e un ingresso nel mondo del lavoro molto pi\u00f9 armonico e precoce che in Italia. Io credo che basterebbe studiare con attenzione i tre elementi che vengono subito evidenziati dalle aziende in un <em>Curriculum vitae<\/em> per comprendere bene il problema e la sua entit\u00e0: l\u2019allineamento dell\u2019et\u00e0 anagrafica al titolo di studio, l\u2019ecletticit\u00e0 delle esperienze documentate, la consistenza di quanto documentato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 In questo momento il mercato del lavoro prevede grosse protezioni per quelli della mia et\u00e0 e nessuna protezione per i giovani. Cos\u00ec si trovano sullo stesso piano sia lo studente che si \u00e8 laureato nella specialistica con 110 e lode a 24 anni, sia quello chi si \u00e8 laureato nella triennale a 27 anni con 92. Creare perci\u00f2 condizione di disallineamento tra l\u2019et\u00e0 anagrafica e l\u2019et\u00e0 del diploma o della laurea crea gi\u00e0 un problema, soprattutto se l\u2019unica strategia di recupero dello studente in difficolt\u00e0 nel sistema dell\u2019istruzione \u00e8 fargli ripetere per due volte le stesse cose, sia quelle poche che sa, sia quelle molte che non sa. Se poi questo esercizio viene ripetuto due o tre volte allora abbiamo studenti che escono dall\u2019istruzione a 21 o 22 anni con possibilit\u00e0 occupazionali legate al proprio titolo di studio prossime allo zero. E\u2019 vero che in Italia esiste l\u2019esercizio non provvisorio della raccomandazione, ma quella si fa davanti a qualunque numero, come ben dimostrano le Universit\u00e0 italiane (argomento su cui Galli della Loggia non si spende mai) quando devono sistemare qualche parente. Disallineate, disallineate qualcosa accadr\u00e0: spesso accade per\u00f2 che il percorso scolastico \u00e8 reso inutilizzabile dai suoi ritardi e dal non aver saputo creare le condizioni per un vero recupero laddove necessario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Complicata \u00e8 anche la questione dell\u2019ecletticit\u00e0 del <em>Curriculum vitae<\/em>: l\u2019alternanza scuola lavoro introdotta nei Licei ha aperto una porta su questo delicato elemento, che Luigi Berlinguer aveva ben compreso introducendo per\u00f2 il pasticcio del credito formativo (dove purtroppo spesso si affastellano certificazioni di attivit\u00e0 alto livello formativo e semplici corsi e corsetti o attivit\u00e0 studentesche che danno il credito al solo scopo di avere pubblico sugli spalti). La questione \u00e8 importante, perch\u00e9 la struttura monolitica dello studio contenutistico italiano stenta ad essere messa in discussione e i CV spesso sono avvilenti e mostrano solo tradizionali percorsi scolastici che poco dicono sul ragazzo. L\u2019introduzione del <em>curriculum<\/em> dello studente con la legge 107\/2015 va nella direzione giusta, ma spesso le scuole fanno finta che quel comma non esista. E le commissioni d\u2019esame sono interessate a proporre prove e domande nozionistiche, ma non a comprendere percorsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ancora pi\u00f9 complessa \u00e8 la questione della consistenza di quanto inserito a <em>curriculum<\/em>: la poca propensione italiana a documentare ci\u00f2 che non da titolo di studio e non risponde a canoni tradizionali per la scuola, ma spesso astrusi per il mondo del lavoro, porta ad affastellare esperienze interessanti insieme a semplici partecipazione a corsi e a corsetti. Non parliamo poi dell\u2019ambito del volontariato o di quello sportivo dove viene certificato tutto o il suo contrario e spesso si indicano esperienze di grosso spessore orario (tre-quattro allenamenti a settimana) per soggetti che si fanno vedere in palestra una tantum. Qui c\u2019\u00e8 molto da fare perch\u00e9 l\u2019alternanza scuola lavoro sta facendo vedere come si possono introdurre a scuole eccellenti proposte e ottimi percorsi, ma anche come si pu\u00f2 far perdere tanto tempo a studenti ed insegnanti con improbabili simulazioni d\u2019impresa o fantasiosi rapporti con il mondo del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>IL LICEO DI QUATTRO ANNI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Anche l\u2019idea logica di un percorso scolastico differenziato per studenti molto bravi che abbrevi il periodo scolastico \u00e8 stata fagocitata nell\u2019ennesimo dibattito ideologico. Ogni Liceo ha molti studenti d\u2019eccellenza perfettamente in grado di fare tutto in quattro anni: la legge gi\u00e0 glielo concede gi\u00e0 oggi, ma le scuole frenano sull\u2019argomento e gli studenti non colgono quell\u2019occasione se non in sparuti casi. E frenano ancora di pi\u00f9 sui Licei sperimentali di quattro anni, contro cui si sono scagliati i sindacati. Anche qui il segreto \u00e8 di Pulcinella: se la sperimentazione parte in 100 Licei e in queste classi confluiscono gli studenti migliori la sperimentazione avr\u00e0 successo e dunque sar\u00e0 chiaro a tutti che si pu\u00f2 fare. Per cui bisogna bloccare la sperimentazione, altrimenti poi la macchina non si ferma pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 E\u2019 un po\u2019 come la questione del <em>bonus<\/em> premiante il merito osteggiata da sindacati e docenti: al secondo anno di erogazione non fa pi\u00f9 notizia, gli insegnanti se lo aspettano e laddove si richiedono le candidature queste arrivano. Basta sperimentare qualcosa col buonsenso e si vede subito se funziona o no. Infatti la chiamata diretta non funziona perch\u00e9 non \u00e8 diretta e perch\u00e9 viene annegata tra diritti, trasferimenti, assegnazioni in tempi troppo estivi e troppo stretti. Ma il bonus non ha affatto creato clientele, ma soltanto fatto emergere molto lavoro sommerso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il Liceo di quattro anni facoltativo \u00e8 un\u2019opzione interessante, ma i conservatori della scuola hanno subito attaccato la scelta perch\u00e9 tocca il caposaldo della marmorea immobilit\u00e0 della scuola italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LE PROTESTE DEI DIRIGENTI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Le organizzazioni sindacali pi\u00f9 estreme hanno inneggiato tutta l\u2019estate alla \u201cribellione\u201d dei dirigenti scolastici. E questo dovrebbe far riflettere: se la scuola viene destabilizzata dai suoi dirigenti qualcosa nel sistema proprio non\u00a0 funziona. E se i Cobas si dichiarano solidali coi dirigenti allora pi\u00f9 di qualcosa non funziona. Per\u00f2 le azioni di lotta non pare abbiano sortito grandi effetti: perequazione ferma, allineamento dello stipendio dei dirigenti scolastici a quello della altre dirigenze l\u00e0 da venire, carichi di lavoro sempre in aumento. La questione delle reggenze non ha scaldato nessuno (che sia assegnata a domanda o d\u2019ufficio \u00e8 un problema personale che non altera il sistema nervoso n\u00e9 degli utenti n\u00e9 dello stato), la chiamata diretta sia fatta sia non fatta non ha mutato il faraonico sistema dei trasferimenti per anzianit\u00e0, la mancata compilazione del portfolio non ha toccato l\u2019opinione pubblica che non sa neppure cos\u2019\u00e9 e non sembra aver sconvolto l\u2019apparato statale che ha reso pi\u00f9 dolce senza annullarla la valutazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Molto spesso nella scuola le proteste e le richieste sono legate a meccanismi cos\u00ec complessi che il cittadino non \u00e8 in grado di capire di cosa si sta parlando. D\u2019altronde una categoria come quella dei dirigenti scolastici, ancora denominati presidi, sfugge alla comprensione dei molti cittadini che il 10 giugno chiedono a noi dirigenti se la scuola \u00e8 finita e quindi non lavoriamo pi\u00f9 e il 10 settembre se \u00e8 ripresa dopo le lunghe vacanze. E questo senza neppure sospettare che molti non smettono di lavorare spesso neppure quando sono in ferie. Se un problema non \u00e8 compreso difficile comprendere allora le proteste ad esso connesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Dopo questa serrata di protesta oggettivamente maggioritaria la questione per\u00f2 non potr\u00e0 pi\u00f9 rimanere invariata, perch\u00e9 se anche i dirigenti si oppongono allo stato che dirigono allora la filiera di comando da qualche parte \u00e8 saltata. E credo che continuare a riempire l\u2019agenda di cose nuove senza che quanto annunciato venga almeno sperimentato non aiuta a tenere stabile una scuola che di sommovimenti non ne pu\u00f2 pi\u00f9.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Troppe agende aperte sulla scuola italiana di Stefano Stefanel \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Se c\u2019\u00e8 una cosa che la scuola italiana non si fa mancare \u00e8 la costante apertura di nuovi fronti e nuove modifiche, pi\u00f9 proposte che attuate. 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