{"id":770,"date":"2017-12-02T14:43:35","date_gmt":"2017-12-02T13:43:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=770"},"modified":"2017-12-02T14:56:30","modified_gmt":"2017-12-02T13:56:30","slug":"770","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=770","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-773\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/curriculum-150x150.jpg\" alt=\"curriculum\" width=\"150\" height=\"150\" \/>Obiettivi del sistema e organizzazione scolastica<br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><em>di Stefano Stefanel<\/em><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scriveva su Facebook Franco De Anna il 24 luglio scorso: \u201c<em>Mi capita sempre pi\u00f9 spesso, pensando (ehm..) ai problemi della nostra scuola, di utilizzare la metafora del \u201csoftware nuovo\u201d che si vorrebbe installare sul \u201cvecchio hardware<\/em>\u201d.\u201d E rimandava ad un ottimo intervento che \u00e8 sempre utile rileggere perch\u00e9 entra nel centro del problema(<strong><em>I curricoli verticali e la scuola dell\u2019obbligo<\/em><\/strong>, su <a href=\"https:\/\/l.facebook.com\/l.php?u=http%3A%2F%2Forganizzazionedida.wixsite.com%2Fordida&amp;h=ATPz7BaI9ENlq8gVSDKaUuRJj3RgR-Ks5H7dcZK2cFRfMpu-4OMaHBX39HN0ClCPomCfurrwAf-fF9Da-vtHb_0b6DMbctENPw7MbZMWgswn_BUhCLHUiCsjAqAgOSYzLhgCq6jouwVhJn9oF5LMrG6r9QMw9Ds8s6zhya2PcgMh4Snfvdf6_GdZHiPg7RZ8DuZ83icfq_ubM5EW-A3UnhkntS9rUpwqD7rWBLe7_xeku89J1RmLOoZBku48Xxy23ZC6mTewJo9iNUUV-jNBdbbXj3jiBQfUeLfDYMQ\">http:\/\/organizzazionedida.wixsite.com\/ordida<\/a>).<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo periodo sono stato un po\u2019 preso da due attivit\u00e0 molto interessanti e che hanno richiesto una bella dose di attenzione e di tempo:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>la procedura di valutazione dei Dirigenti scolastici (faccio parte di un Nucleo di Valutazione del Friuli Venezia Giulia)<\/li>\n<li>l\u2019attivit\u00e0 di formazione\/autoformazione per i Dirigenti scolastici (sono Direttore dell\u2019attivit\u00e0 formativa della Provincia di Udine)<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019ambito dell\u2019attivit\u00e0 di formazione\/autoformazione (50 ore per Dirigente) ho tenuto 5 moduli formativi e partecipato ad altri 7 moduli formativi tenuti da colleghi. Nell\u2019ambito dell\u2019attivit\u00e0 di valutatore ho partecipato a 18 incontri via Skype e analizzato i Portfolio dei colleghi che mi sono stati attribuiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analizzando il lavoro dei colleghi e confrontandomi con loro su tutte le tematiche della nostra professione mi \u00e8 diventato improvvisamente \u201c<em>chiaro e distinto<\/em>\u201d il tentativo generalizzato di fare quello che ha detto Franco De Anna nel suo illuminante post: cio\u00e8 tentare di inserire innovazione, ricerca, cambiamenti dentro la vecchia e rigida struttura della scuola italiana. Compito titanico nella prassi, che diventa ancora pi\u00f9 mastodontico perch\u00e9 ogni dirigente scolastico lavora \u2013 spesso inconsapevolmente \u2013 dentro una farraginosa teoria personale che lo pervade con potenza spesso insospettabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Davanti agli obiettivi del sistema, definiti spesso dal Miur in forma confusa (ma non per questo meno invasiva), implicita e troppo contorta, molti dirigenti vivono in una sorta di grande autodifesa permanente, non vedendo il grande \u201c<em>excusatio non petita accusatio manifesta<\/em>\u201d che sta alla base di molti loro comportamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 in questi mesi di analisi \u2013 formazione \u2013 autoformazione ho visto molta competenza, flessibilit\u00e0, intelligenza, forza di volont\u00e0 e spirito di servizio mi sono interrogato su come sistemare teoreticamente questo tentativo di far stare il nuovo dentro il vecchio (come scrive De Anna il \u201c<em>nuovo software<\/em>\u201d dentro il \u201c<em>vecchio hardware<\/em>\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per motivi a questo punto d\u2019ufficio ho ordinato nella mia agenda personale l\u2019idea ministeriale di obiettivi di sistema, bene evidenziata da due passaggi della legge 107 del 13 luglio 2015. Se anche quella legge fosse abrogata (per me \u00e8 impossibile, visto che ormai i suoi esiti su organico e azioni finanziate sono andati troppo avanti) rimarrebbe comunque la direzione indicata, perch\u00e9 davanti ad un sistema scolastico ingessato, vittima di pessime valutazioni internazionali, avvitato nelle accuse tra i vari soggetti protagonisti e sconquassato da riforme continue spazzate via da ogni cambio di governo, comunque si deve ammettere che con i metodi didattico educativi e con la valutazione degli apprendimenti fin qui usata si sar\u00e0 solo in grado di ripetere i risultati che stiamo ottenendo che non possono accontentare nessuno. Ci sono in giro nella scuola italiana molta dispersione, bassi risultati generali, difficile passaggio dalla scuola al mondo del lavoro, complesso passaggio tra gli ordini, presenza di moltissimi contenuti obsoleti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analizziamo dunque due parti della legge 107 che indicano gli obiettivi del sistema. Il comma 129 (<em>bonus premiante il merito<\/em>) indica gli obiettivi del sistema collegati al lavoro del docente:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><i><em>Il comitato individua i criteri per la valorizzazione dei docenti sulla base: <\/em><\/i><\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li><em>a) della qualit\u00e0 dell&#8217;insegnamento e del contributo al miglioramento dell&#8217;istituzione scolastica, nonch\u00e9 del successo formativo e scolastico degli studenti; <\/em><\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li><em>b) dei risultati ottenuti dal docente o dal gruppo di docenti in relazione al potenziamento delle competenze degli alunni e dell&#8217;innovazione didattica e metodologica, nonch\u00e9 della collaborazione alla ricerca didattica, alla documentazione e alla diffusione di buone pratiche didattiche; <\/em><\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li><em>c) delle responsabilit\u00e0 assunte nel coordinamento organizzativo e didattico e nella formazione del personale. <\/em><\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Il comma 93 invece riguarda la valutazione del dirigente scolastico e indica invece gli obiettivi del sistema collegati al lavoro del dirigente scolastico:<\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><i><em>Nell&#8217;individuazione degli indicatori per la valutazione del dirigente scolastico si tiene conto del contributo del dirigente al perseguimento dei risultati per il miglioramento del servizio scolastico (\u2026) e dei seguenti criteri generali: <\/em><\/i><\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li><em>a) competenze gestionali ed organizzative finalizzate al raggiungimento dei risultati, correttezza, trasparenza, efficienza ed efficacia dell&#8217;azione dirigenziale, in relazione agli obiettivi assegnati nell&#8217;incarico triennale; <\/em><\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li><em>b) valorizzazione dell&#8217;impegno e dei meriti professionali del personale dell&#8217;istituto, sotto il profilo individuale e negli ambiti collegiali; <\/em><\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li><em>c) apprezzamento del proprio operato all&#8217;interno della comunit\u00e0 professionale e sociale; <\/em><\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li><em>d) contributo al miglioramento del successo formativo e scolastico degli studenti e dei processi organizzativi e didattici, nell&#8217;ambito dei sistemi di autovalutazione, valutazione e rendicontazione sociale; <\/em><\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li><em>e) direzione unitaria della scuola, promozione della partecipazione e della collaborazione tra le diverse componenti della comunit\u00e0 scolastica, dei rapporti con il contesto sociale e nella rete di scuole. <\/em>Nell\u2019ambito delle attivit\u00e0 valutative e formative\/auto formative di questo periodo ho visto con chiarezza l\u2019insofferenza dei dirigenti scolastici (ma anche dei docenti) verso la sistematizzazione teorica in una ricerca quasi spasmodica di ricette per l\u2019immediato. Mi \u00e8 sembrato spesso di trovarmi dentro una cisterna con l\u2019acqua che cresce minuto dopo minuto e con i disgraziati ospiti della cisterna che si scambiano informazione su come stare meglio a galla ma non hanno alcun interesse a cercare una via d\u2019uscita. L\u2019azione del Ministero risente evidentemente di una debolezza congenita: poich\u00e9 un totale cambio di prospettiva richiede una ridefinizione normativa e contrattuale che non \u00e8 possibile perch\u00e9 attiverebbe uno scontro politico sia a livello parlamentare, sia a livello sindacale, tutto lo sforzo ministeriale \u00e8 stato spostato sullo sviluppare politiche innovative collegate alla progettualit\u00e0 delle autonomie scolastiche dentro un immutato sistema di rapporti istituzionali e sindacali. \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 D\u2019altronde una vera verticalizzazione e personalizzazione tende per sua natura all\u2019eliminazione della dispersione e delle bocciature. Tutti noi per\u00f2 viviamo quotidianamente a contatto con le <em>tricotuese<\/em> della bocciatura, che non sono solo i Paolo Crepet e i Galli della Loggia, paladini aristocratici di un\u2019idea di scuola che ci ha portati alla catastrofe del revisionismo e dell\u2019analfabetismo di ritorno, ma anche tutti quei docenti di scuola secondaria a cui luccicano gli occhi di gioia per ogni insufficienza grave che riescono ad attribuire ai loro studenti.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La progettazione e lo sviluppo del sistema scolastico italiano trova ampia documentazione nell\u2019attuale momento degli Istituti professionali: uno sguardo attento al problema mette insieme una difficile origine dello studente (spesso con alcune bocciature alle spalle, a volte con problemi comportamentali, tendenzialmente confuso da un sistema lavorativo con pochi sbocchi soprattutto nel manifatturiero) con l\u2019estrema problematicit\u00e0 delle classi costruite in forma rigida. La soluzione che pare evidente \u00e8 quella delle <em>Charter School<\/em>, le scuole di scopo che nascono attorno alla risoluzione di un problema. La salvezza dell\u2019istruzione professionale passa dalla collaborazione che le materie teoriche devono dare alle materie di indirizzo e all\u2019alternanza scuola lavoro. L\u2019applicazione delle <em>Linee guida dei professionali<\/em> dovrebbe aver portato all\u2019elaborazione di curricoli d\u2019istituto locali e situati, cio\u00e8 a <em>Charter School<\/em> di fatto, anche se non di diritto. Eppure si assiste al contrario: una progettazione anche matura dentro le vecchie strutture delle discipline teoriche insegnate come al liceo con esiti fuorvianti e un tasso di dispersione non accettabile. Quando per\u00f2 si ascoltano i colleghi dei professionali il focus del loro ragionamento si incardina su tre punti: i problemi disciplinari e familiari di molti studenti, la tendenza alla bocciatura soprattutto dei docenti di materie teoriche, le emergenze continue in istituti che reggono il peso degli studenti con pi\u00f9 difficolt\u00e0 anche dal punto di vista degli apprendimenti. Pensare di risolvere questo magma problematico con accorgimenti quotidiani \u00e8 impossibile, eppure ogni indirizzo teorico viene considerato come una interessante perdita di tempo.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La deriva giuridica della dirigenza italiana porta spesso a voler affrontare dal punto di vista del diritto anche questioni che sono di carattere pedagogico, culturale e didattico. I ritornelli sul \u201c<em>dove sta scritto che si pu\u00f2 fare<\/em>\u201d, \u201c<em>cosa succede se qualcuno fa ricorso<\/em>\u201d, \u201c<em>\u00e8 illegittimo<\/em>\u201d, \u201c<em>non si pu\u00f2 fare<\/em>\u201d, \u201c<em>il mio collegio non lo permetterebbe<\/em>\u201d sono spesso la giustificazione per la \u201cfuga\u201d dai migliori modelli teorici e dall\u2019esposizione delle esperienze pi\u00f9 significative. C\u2019\u00e8 una spinta fortissima ad affrontare i problemi con procedure e non con progettualit\u00e0, quasi che il dirigente scolastico facesse parte del terzo potere dello stato (quello giudiziario) e non fosse invece un organo di governo. Cos\u00ec i problemi aumentano e con i problemi aumentano anche le casistiche sia risolutive, sia complicanti, dentro una logica sempre emergenziale che rifugge da una progettazione che innovi realmente il sistema dell\u2019istruzione partendo dalle aspirazioni delle singole scuole. Pi\u00f9 \u00e8 difficile \u00e8 il contesto e pi\u00f9 \u00e8 necessario partire da un\u2019analisi che porti alla ridefinizione del proprio modello organizzativo. Mentre oggi nelle scuole si considera l\u2019intervento sulla propria organizzazione come un lusso da spostare verso tempi tranquilli. Che non arrivano mai.<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Le esperienze di questi mesi mi hanno portato a interrogarmi sugli strumenti da mettere in campo per entrare nell\u2019immaginario della scuola italiana attraverso una teoria che venga considerata utile a orientare la pratica. Non \u00e8 pensabile che qualunque teoria venga disprezzata perch\u00e9 non permette di risolvere i moltissimi problemi dell\u2019immediato. La burocratizzazione della scuola \u00e8 diventata una burocratizzazione anche del processo di insegnamento\/apprendimento con una valutazione che non serve pi\u00f9 (se mai \u00e8 servita) ad orientare la progettazione didattica, ma solo a definire scale misurate con i metodi pi\u00f9 disparati. I contorcimenti sulla certificazione delle competenze e sulla valutazione dell\u2019alternanza scuola lavoro sono l\u00ec a dimostrare che senza teoria si continua a voler inserire i \u201c<em>nuovi software<\/em>\u201d dentro i \u201c<em>vecchi hardware<\/em>\u201d, costruendo documenti che non descrivono la realt\u00e0.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Obiettivo chiaro del sistema scolastico dell\u2019istruzione \u00e8 l\u2019eliminazione della dispersione a tutti i livelli. Ma il sistema si appesantisce in maniera assurda attraverso canali insospettabili: i progetti di permanenza nella scuola dell\u2019infanzia, l\u2019infame prassi di inserire gli stranieri al loro arrivo in Italia in una classe inferiore a \u00a0\u00a0\u00a0 quella dell\u2019et\u00e0 anagrafica, le bocciature nelle scuole secondarie di primo grado, la bocciatura di parti consistenti del sistema dell\u2019istruzione professionale conducono a classi pesanti con molti studenti fuori et\u00e0 e demotivati nelle scuole secondarie di primo grado e nel biennio del secondo grado. Il segmento pi\u00f9 critico del sistema scolastico, dove gli studenti dagli 11 ai 16 anni vivono la loro trasformazione adolescenziale, \u00e8 stato trasformato in un pesante ricettacolo di dispersione e gravi problematiche affrontate a volte con \u201c<em>software nuovi<\/em>\u201d (ad esempio i BES) dentro \u201c<em>hardware vecchi<\/em>\u201d (ad esempio le classi).<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La progettazione dei curricoli verticali, ad esempio, \u00e8 paradigmatica perch\u00e9 rivela la conoscenza del problema, la competenza per affrontarlo, la totale inadeguatezza degli esiti. Dopo dieci anni di curricoli verticali pi\u00f9 citati che realizzati siamo ancora fermi a una didattica orizzontale, che ha spostato la verticalit\u00e0 nella spesso costosa progettualit\u00e0 e che da l\u00ec non riesce a farla muovere. D\u2019altronde una vera verticalit\u00e0 esce dalla partizione annuale delle discipline, dai libri di testo, dalla processualit\u00e0 seriale dell\u2019insegnamento: quindi il BYOD (<em>Bring your own device<\/em><strong><em>)<\/em><\/strong> e la modularizzazione degli apprendimenti, i curricoli situati e personalizzati dovrebbero incidere il ventre molle dei programmi ministeriali e delle procedure standardizzate di avanzamento degli insegnamenti su base seriale e storicistica. Invece non \u00e8 cos\u00ec e la verticalizzazione rimane una potente massa progettuale che poi viene stroncata dall\u2019orizzontalizzazione rigida del sapere soprattutto secondario.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 E\u2019 comunque innegabile che i richiami all\u2019innovazione didattica e al miglioramento sono cos\u00ec costanti nei documenti ministeriali che penso sia chiaro a tutti che il sistema non si considera ottimale e quindi ritiene che solo con un radicale cambiamento \u00e8 possibile raggiungere delle migliorie consistenti. Questo in genere \u00e8 chiaro, ma allorch\u00e9 si pone sul piatto il problema delle strategie da intraprendere tutto scompare nella quotidianit\u00e0 ritenuta pi\u00f9 importante e decisiva di qualunque visione d\u2019insieme o visione prospettica.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea di scuola che viene delineata da questi due passaggi normativi indica nell\u2019innovazione e nel miglioramento i punti sensibili, interpretati a fini premianti e non punitivi per far uscire il sistema scolastico dalla stagnazione delle procedure e delle didattiche, misurate in forma negativa da tutte le ricerche internazionali e dai dati pubblici (Istat, Censis, Invalsi, ecc.).<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Obiettivi del sistema e organizzazione scolastica di Stefano Stefanel Scriveva su Facebook Franco De Anna il 24 luglio scorso: \u201cMi capita sempre pi\u00f9 spesso, pensando (ehm..) ai problemi della nostra scuola, di utilizzare la metafora del \u201csoftware nuovo\u201d che si vorrebbe installare sul \u201cvecchio hardware\u201d.\u201d E rimandava ad un ottimo intervento che \u00e8 sempre utile [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-770","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articoli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/770","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=770"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/770\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":774,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/770\/revisions\/774"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=770"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=770"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=770"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}