{"id":776,"date":"2018-01-05T13:41:54","date_gmt":"2018-01-05T12:41:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=776"},"modified":"2018-01-05T13:47:43","modified_gmt":"2018-01-05T12:47:43","slug":"piano-nazionale-di-formazione-anno-secondo-speriamo-che-me-la-cavo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=776","title":{"rendered":"Piano Nazionale di Formazione anno secondo: \u201cSperiamo che me la cavo\u201d"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-778 size-thumbnail\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/3665c55-e1515156450967-150x150.jpg\" alt=\"????????????????????????????????????????\" width=\"150\" height=\"150\" \/>Piano Nazionale di Formazione anno secondo: \u201cSperiamo che me la cavo\u201d<\/strong><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>di Antonio Valentino<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019esperienza dello scorso anno: storia di un insuccesso annunciato<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dire che il primo anno del Piano Nazionale di formazione (a.s. 2016-2017), previsto dalla Legge 107, ha fatto male \u2013 parecchio male &#8211;\u00a0 alla nostra scuola, \u00e8 affermazione difficilmente contestabile. Il Ministero non l\u2019ammette apertamente, ma i risultati delle iniziative, dove si \u00e8 potuto portarne a termine, e la percezione diffusa, parlano chiaro. Indirettamente, la Circolare dell&#8217;8 novembre 2017 (DGPers del MIUR n. 47777) &#8211; sulla distribuzione dei fondi per la formazione docenti dell\u2019anno scolastico corrente (il secondo del PNF) \u2013 ne offre una conferma, anche se molto indiretta, laddove ripropone, pari pari, le indicazioni operative che avrebbero dovuto funzionare nell\u2019organizzazione e gestione dei corsi dell\u2019anno scorso e che evidentemente non hanno dato i frutti sperati.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non accenna ovviamente &#8211; la Circolare &#8211; alle disfunzioni e distorsioni che pure hanno caratterizzato in larga parte la progettazione e la realizzazione di quelle iniziative, n\u00e9 ai risultati complessivi deludenti a livello nazionale. N\u00e8 si danno dati (che tra l\u2019altro nessuno, tra gli interessati, richiede; e questo \u00e8 pi\u00f9 allarmante), n\u00e9 elementi che pure potrebbero aiutare a capire cosa effettivamente al riguardo \u00e8 avvenuto e correggere il tiro per quest\u2019anno. Sarebbe interessante sapere ad esempio:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>quanti corsi siano effettivamente partititi rispetto a quelli programmati e in quali periodi,<\/li>\n<li>quale ruolo hanno avuto le Reti di Ambito nell\u2019interpretare i bisogni formativi dei docenti del loro territorio e come abbiano interagito con le Scuole Polo per la formazione, nei casi in cui queste non abbiano conciso con la Scuola Capofila,<\/li>\n<li>quale modello organizzativo sia prevalso nelle scelte degli ambiti e nelle indicazioni delle <em>Task Force<\/em> regionali e come sia stata \u2018riempita\u2019 la quota oraria (il tempo dell\u2019Unit\u00e0 Formativa \u2013 UF \u2013 diffusamente prevista) destinata agli approfondimenti individuali o di gruppo sulle tematiche dei corsi,<\/li>\n<li>quanto e come l\u2019opzione dei bandi per la scelta dei formatori ha pesato sulla calendarizzazione dei lavori e sulla qualit\u00e0 dell\u2019offerta,<\/li>\n<li>se, infine, qualcosa \u00e8 cambiato in meglio e dove, e quali ne sono gli indicatori. Se cio\u00e8 si sono fatti dei passi in avanti rispetto all\u2019obiettivo di \u201c<strong>riconciliare i docenti alla formazione<\/strong>\u201d, come pure si auspicava da pi\u00f9 parti quando il Piano \u00e8 partito.<\/li>\n<\/ul>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>I dubbi per quest\u2019anno <\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">In assenza di risposte a tali domande, e quindi di dati che ne permettano una analisi critica ai vari livelli (di ambito, regionale e nazionale), diventa complicato per i vari soggetti coinvolti pensare a possibili miglioramenti. Comunque \u00e8 interessante rileggere, nella citata Circolare, che la progettazione e l\u2019organizzazione delle iniziative formative devono tendere a<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201d favorire il ricorso ad attivit\u00e0 di ricerca didattica e formazione sul campo incentrate sull\u2019osservazione, la riflessione, il confronto sulle pratiche didattiche e i loro risultati nei contesti specifici (\u2026);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201ccoinvolgere, in modo pi\u00f9 incisivo, le strutture universitarie, le associazioni professionali, gli enti e i soggetti qualificati\/accreditati, per arricchire la qualit\u00e0 culturale, scientifica, metodologica delle attivit\u00e0 formative\u201d;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cfavorire una <em>progettualit\u00e0 temporale pi\u00f9 estesa<\/em>, in un\u2019ottica pluriennale, contribuendo a rafforzare l\u2019attuale sistema di governance (scuole, ambiti, USR, MIUR)\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che le cose siano destinate a migliorare in questa seconda annualit\u00e0 \u00e8 piuttosto dubbio; mancano infatti indicazioni concrete capaci di prospettare cambiamenti in meglio. Anzi qualche segnale sembra dirci che anche l\u2019anno scolastico corrente avr\u00e0 anch\u2019esso il segno meno, ove si consideri che, se pure si cominciasse a pensare da subito alle nuove iniziative, sarebbe difficile partire prima di marzo. Inoltre, le risorse professionali disponibili per la formazione (che numericamente sono quelle che sono) molto difficilmente potrebbero rispondere alle molteplici richieste nel giro di poco pi\u00f9 dei due mesi.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>Migliorare si pu\u00f2<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni aggiustamenti potrebbero essere comunque presi in considerazione da subito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono proposte emerse da pi\u00f9 parti alla fine dello scorso anno scolastico; le quali, anche se non sono tali da avviare un percorso veramente innovativo e motivante, potrebbero almeno non disamorare ulteriormente su questo fronte il mondo degli insegnanti e, pi\u00f9 in genere, il personale della scuola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne richiamo soprattutto i seguenti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>In primis<\/em><\/strong>, dilatare i tempi dei percorsi formativi cos\u00ec da includere anche i mesi di ottobre e novembre del prossimo anno scolastico, in coerenza tra l\u2019altro con la Circolare ministeriale di novembre (laddove auspica \u201cuna progettualit\u00e0 temporale pi\u00f9 estesa \u2026\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Una seconda proposta <\/em><\/strong>potrebbe riguardare la gestione delle 13 ore previste indicativamente (ma in modo diffuso) per l<em>\u2019Unit\u00e0 F<\/em><em>ormativa<\/em> (il modulo formativo) pi\u00f9 raccomandata (e quindi \u2018gettonata\u2019). \u201cPotrebbe risultare utile \u2013 suggerisce ad esempio la DS Clara Alemani dell\u2019ANDIS Lombardia &#8211; che questo tempo fosse utilizzato per condividere\/ lavorare\u00a0 \/ricercare\/sperimentare\/\u00a0 dentro le singole scuole, spingendo e favorendo, la partecipazione di gruppi di docenti agli stessi corsi dell\u2019ambito, soprattutto se inerenti a problematiche formative gi\u00e0 previste nel PTOF di scuola. Ne potrebbe conseguire una forma di autoformazione interna su alcune aree specifiche, scandita su <em>input<\/em> offerti da specifiche iniziative dell\u2019ambito e strutturata cos\u00ec da prevedere cambiamenti sensati nelle pratiche professionali. Ci vorrebbe per\u00f2 \u2013 aggiunge &#8211; dentro le scuole, clima motivante che possa far maturare intese di questo tipo\u201d. Pensiamoci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Una terza:<\/em><\/strong> evitare scontri sulla obbligatoriet\u00e0 della formazione, essendo ancora vigente la norma contrattuale che non la prevede.\u00a0 E sollecitando, in alternativa ai percorsi proposti a livello di ambito, iniziative di scuola o di articolazioni del Collegio (Consigli di classe o interclasse, dipartimenti, gruppi di progetto \u2026), opportunamente progettate, legate ai PdM o a progetti di scuola inserite nel PTOF.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Una quarta proposta<\/em><\/strong>: riservare alle scuole che la richiedano una quota parte delle risorse stanziate; ci\u00f2 allo scopo di favorire la realizzazione di progetti interni di formazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Un\u2019ultima proposta<\/em><\/strong>: garantire un ruolo incisivo di coordinamento delle Conferenza di Servizio (Reti di Ambito) dell\u2019offerta formativa e delle modalit\u00e0 di conduzione delle iniziative.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>La prospettiva. Superare ambiguit\u00e0 e criticit\u00e0 dell\u2019impianto del PNF<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andrebbero sciolte per\u00f2, in un discorso di prospettiva ravvicinata (a.s. 2018-2019), alcune <strong><em>ambiguit\u00e0 di fondo del PNF<\/em><\/strong> che riguardano il profilo docente a cui tendere nei percorsi di formazione e quindi il modello organizzativo interno delle Istituzioni autonome. E, in modo particolare, il tipo di intreccio tra dimensione soggettiva (storicamente declinata nella Secondaria in termini di autorefenzialit\u00e0 e individualismo) e dimensione collettiva (il team, il gruppo di lavoro, la collegialit\u00e0).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta, detta in altri termini, di riconsiderare \u2013 dandole eventualmente gambe &#8211; una idea (non nuova e approfondita in ricerche e studi) di <em>Collegio docenti come comunit\u00e0 professionale, le cui articolazioni (i Cdc, i Dipartimenti, ecc.) si organizzino come comunit\u00e0 di intenti condivisi e di pratiche comuni<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte, di Comunit\u00e0 professionale e di Comunit\u00e0 di Pratiche si parla anche nella L. 107 e nel PNF e non credo (non amo credere) come di \u201cspecchietti per le allodole\u201d<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">Le ambiguit\u00e0 e le criticit\u00e0 dell\u2019impianto generale delineato nel PNF rinviano, d\u2019altra parte, alle <strong><em>ambiguit\u00e0 e le criticit\u00e0<\/em><\/strong> del sistema previsto per la formazione. E spiegano \u2013 anche se in termini contradditori \u2013 il senso delle scelte fatte nel Piano nazionale per quanto riguarda <em>soprattutto<\/em> i soggetti protagonisti e <em>i luoghi, ma anche<\/em> le risorse professionali, gli strumenti e le responsabilit\u00e0<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/h2>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong>Formazione sul campo. Ma non solo<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le domande che andrebbero ora soprattutto riproposte sono a mio avviso riconducibili al seguente interrogativo<strong><em>: <\/em><\/strong>\u201c<em>se e come la formazione sul campo (\u2018situata\u2019) possa svilupparsi a partire da una diversa <\/em>collocazione &#8211; posizione<em> degli insegnanti nelle scuole che li faccia sentire professionisti responsabili dentro \u201ccomunit\u00e0 di pratiche\u201d da promuovere e costruire; e in che termini\u201d. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna per\u00f2 riconoscere onestamente che, allo stato attuale, mancano, alle nostre scuole, in genere, esperienze forti di riferimento al riguardo e quindi una cultura all\u2019altezza di tale ipotesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Autoformazione<\/em><\/strong><strong> e <em>formazione sul campo<\/em><\/strong> in particolare non sono pratiche frequentate. E la lezione di Shon &#8211; sul valore della riflessivit\u00e0, individuale e condivisa, come caratteristica del buon insegnante e come condizione per garantire <strong>spessore formativo<\/strong> alle esperienze professionali &#8211; tra noi non ha mai avuto molti fan. Anche perch\u00e9 di formazione, soprattutto nella secondaria, se n\u2019\u00e8 fatta poca e quel poco, non sempre bene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riconosciuto questo, occorre richiedersi, conseguentemente: <em>con quali <strong>leve e nuovi modelli organizzativi<\/strong>, lavorare ad una prospettiva di questo tipo. E come superare diffidenze diffuse al riguardo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le risposte possono essere ovviamente diverse<strong>. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per chi pensa per\u00f2 che l\u2019autonomia scolastica, sia ancora &#8211; nonostante i fallimenti di questi anni &#8211; la chiave di volta per il miglioramento delle nostre scuole, <strong>la direzione di marcia pi\u00f9 promettente<\/strong> appare essere in primo luogo quella di <strong><em>rafforzare<\/em><\/strong> <em>i<\/em><em> luoghi<\/em> in cui la formazione pu\u00f2 svilupparsi pi\u00f9 facilmente e proficuamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dove <em>rafforzare<\/em> significhi, almeno in prima approssimazione:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>organizzare ambienti di apprendimento professionale integrati con tecnologie digitali, che permettano incontri mirati e collaborazioni esterne,<\/li>\n<li>valorizzare risorse professionali interne o delle reti a cui si \u00e8 collegati e apprezzarne i meriti,<\/li>\n<li>sviluppare le competenze giuste per condividere, mettere insieme, discutere, cooperare \u2026<\/li>\n<li>prevedere da subito meccanismi contrattuali facilitanti e motivanti \u2026<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi <em>luoghi<\/em> \u2013 vale la pena insistere sul punto &#8211; non possono essere che le nostre scuole (o spazi consimili). Perch\u00e9 in esse soprattutto \u2013 se opportunamente organizzate, attrezzate e motivate &#8211; si offrono <em>ordinariamente<\/em> agli insegnanti materia e occasioni da cui partire per ripensare il proprio vissuto professionale, da soli o soprattutto coi propri colleghi di classe o di materia o di progetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente, nessuno pu\u00f2 credere per\u00f2 che si possa costruire un sistema permanente ed efficace con un impianto che si limiti solo a rafforzare i luoghi <em>prossimi<\/em> della formazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono <em>rischi forti di autoreferenzialit\u00e0 e sviluppo professionale autocentrato e asfittico<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 la proposta sia credibile e promettente, il sistema ha bisogno necessariamente, per funzionare al meglio, anche di una <strong>pluralit\u00e0 di luoghi di formazione<\/strong> (che facciano sistema), per permettere ai docenti di aprirsi ad altre esperienze e opportunit\u00e0 e sintonizzarsi con le attese pi\u00f9 generali del Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va comunque ancora una volta richiamato &#8211; fino a quando non viene messo all\u2019odg dell\u2019Agenda prioritaria del MIUR- che un modello di questo tipo, o che si muova nella stessa direzione, difficilmente potr\u00e0 produrre risultati soddisfacenti, se non si rende motivante la formazione attraverso dispositivi contrattuali che la colleghino al riconoscimento e alla la valorizzazione delle professionalit\u00e0. O no?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Un\u2019altra ambiguit\u00e0 va sciolta: riguarda il senso e il ruolo e quindi <strong><em>la collocazione delle associazioni professionali e degli enti accreditati in generale<\/em><\/strong>. Ambiguit\u00e0 che va sciolta rafforzando l\u2019idea di sistema formativo di cui essi siano parte attiva e quindi chiamandoli a un impegno organico e coerente e a responsabilit\u00e0 precise (in primo luogo rispetto alla qualit\u00e0 delle figure esperte che li rappresentano nel lavoro &#8211; con e nelle scuole &#8211; e dei loro contributi formativi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> <strong>Di tali ambiguit\u00e0 e criticit\u00e0 si comincia ad avere consapevolezza, pi\u00f9 che nelle indicazioni della Circolare MIUR citata, in Tavoli di lavoro come quello promosso dall\u2019USR della Lombardia di luned\u00ec 11 dicembre: dove si \u00e8 cominciato, per un verso, a mettere in discussione, ad esempio, lo strumento operativo dei Cataloghi, l\u2019impianto organizzativo \u201cpiramidale\u201d (risultato prevalente in aree importanti della Regione), o il ricorso ai bandi per la scelta dei formatori; per un altro, a enfatizzare la formazione sul campo e il valore dell\u2019autonomia organizzativa e didattica, oltre che di ricerca.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Piano Nazionale di Formazione anno secondo: \u201cSperiamo che me la cavo\u201d di Antonio Valentino L\u2019esperienza dello scorso anno: storia di un insuccesso annunciato Dire che il primo anno del Piano Nazionale di formazione (a.s. 2016-2017), previsto dalla Legge 107, ha fatto male \u2013 parecchio male &#8211;\u00a0 alla nostra scuola, \u00e8 affermazione difficilmente contestabile. 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