{"id":87,"date":"2014-11-23T22:59:49","date_gmt":"2014-11-23T21:59:49","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/?p=87"},"modified":"2014-11-28T23:27:09","modified_gmt":"2014-11-28T22:27:09","slug":"buone-pratiche-sperimentali-per-una-buona-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=87","title":{"rendered":"Buone pratiche (sperimentali) per una Buona Scuola"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-103\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/wiki-150x150.jpg\" alt=\"wiki\" width=\"150\" height=\"150\" \/>Buone pratiche (sperimentali) per una Buona Scuola<\/strong><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>di Giancarlo Cerini<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<p><em><strong>La funzione delle scuole sperimentali<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti dei nodi irrisolti contenuti nel documento del Governo oggetto di consultazione pubblica (\u201cLa Buona Scuola\u201d) potrebbero essere affrontati ascoltando le esperienze pi\u00f9 innovative messe gi\u00e0 in atto in molte scuole del nostro paese. In fondo, la \u201cbuona scuola\u201d c\u2019\u00e8 gi\u00e0, ma non fa sistema: sono realt\u00e0 frammentate, isole disperse, che devono essere aiutare a fare arcipelago e poi a diventare terraferma, cio\u00e8 una base solida per l\u2019intero sistema scuola.<!--more--><br \/>\nE\u2019 questo il caso delle tre scuole italiane appartenenti alla rete \u201cWikischool\u201d (Scuola-citt\u00e0 Pestalozzi di Firenze, Scuola Don Milani di Genova, Scuola Media \u201cRinascita\u201d di Milano) che da anni sono impegnate in attivit\u00e0 di ricerca e sperimentazione sull\u2019organizzazione didattica e professionale, avvalendosi della \u201ccopertura\u201d dell\u2019art. 11 del Dpr 275\/1999 che ancora consente di autorizzare sperimentazioni strutturali con un lieve incremento del numero dei docenti (organico funzionale).<br \/>\nAl di l\u00e0 di aspetti curricolari, didattici ed educativi (la continuit\u00e0 verticale, le tecnologie didattiche, la gestione della classe, i laboratori, ecc.) le tre scuole offrono interessanti suggestioni e soluzioni operative nel campo dello sviluppo professionale degli insegnanti e consentono di chiarire alcune delle questioni controverse che sono contenute nel documento del Governo. Ad esempio: come favorire un migliore raccordo tra bisogni della scuola e personale che chiede di insegnarvi, superando meccanismi automatici di assegnazione?; come far s\u00ec che la scuola diventi un luogo di \u201ccrescita\u201d professionale dei docenti e con quali impegni, condivisioni, \u201cpatti\u201d?; come favorire una dimensione collaborativa e collegiale del lavoro docente, valorizzando apporti e impegni dei singoli docenti, attuando un\u2019idea non-competitiva di merito?<\/p>\n<p><em><strong>Cicli di vita professionale<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vediamo pi\u00f9 nel dettaglio qual \u00e8 il contributo che alcune innovazioni adottate nelle tre scuole sperimentali possono offrire all\u2019intero sistema educativo italiano.<br \/>\nAbbiamo immaginato[1] un ideale ciclo di vita professionale, dalla formazione iniziale alla maturit\u00e0, mettendo in relazione con le nuove proposte del Governo e le prospettive di una possibile generalizzazione delle innovazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-99 size-large\" src=\"http:\/\/localhost\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Le-fasi-dello-sviluppo-professionale-724x1024.jpg\" alt=\"Le fasi dello sviluppo professionale\" width=\"724\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Le-fasi-dello-sviluppo-professionale-724x1024.jpg 724w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Le-fasi-dello-sviluppo-professionale-212x300.jpg 212w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Le-fasi-dello-sviluppo-professionale-162x230.jpg 162w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Le-fasi-dello-sviluppo-professionale.jpg 1654w\" sizes=\"auto, (max-width: 724px) 100vw, 724px\" \/><\/p>\n<p>Si tratta dei passaggi pi\u00f9 significativi di un ciclo di vita professionale orientato al miglioramento continuo ed al dinamismo culturale e progettuale. L\u2019intreccio con la comunit\u00e0 scolastica di appartenenza assicura un \u201cimprinting\u201d ed una visione collaborativa del lavoro docente nella convinzione che non solo i \u201cbuoni docenti\u201d \u2013che vanno adeguatamente formati, selezionati ed individuati- faranno una buona scuola, ma che una scuola con il suo stile, la sua storia, la sua identit\u00e0 \u00e8 in grado di far crescere buone professionalit\u00e0.<\/p>\n<p><em><strong>Un\u2019emergenza: la formazione in ingresso<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un contributo significativo le tre wikischool lo possono offrire per la realizzazione di un sistema di formazione in ingresso dei docenti neo-assunti (28.000 quest\u2019anno scolastico, presumibilmente 148.000 nel prossimo) che vada oltre la routine degli incontri di aggiornamento e delle esercitazioni sulle piattaforme digitali. Infatti, fin dal suo ingresso nella scuola il neo-docente potrebbe essere affiancato da figure di tutor (tutoraggio diffuso) che lo osservano in situazioni tipiche del lavoro: in aula, nei laboratori, nella progettazione, nei consigli di classe. Le scuole sperimentali hanno gi\u00e0 provato appositi protocolli di osservazione dei comportamenti professionali, schede di sintesi con un giudizio espresso con un punteggio sulla base di apposite rubriche descrittive (ove si apprezza in particolare la capacit\u00e0 di lavorare con i colleghi)[2].<br \/>\nL\u2019intenzione non \u00e8 quello di enfatizzare il momento valutativo, ma di aiutare un insegnante in un processo di riconoscimento della propria professionalit\u00e0 (dei punti di forza e di criticit\u00e0), di favorire l\u2019autovalutazione convalidata da un occhio terzo, a scopo formativo e di miglioramento. Il percorso di accompagnamento prevede anche l\u2019impegno a progettare una o pi\u00f9 unit\u00e0 didattiche e a realizzare colloqui di supervisione con i propri tutor durante l\u2019anno scolastico. Un patto per lo sviluppo professionale potrebbe suggellare questo impegno del docente ad arricchire la sua preparazione, in sintonia con la progettualit\u00e0 della scuola in cui opera[3].<br \/>\nQuesti elementi potrebbero rappresentare la base per il rilascio di crediti didattici agli insegnanti: si potrebbe anche non entrare nel merito della qualit\u00e0 della didattica (anche per la difficolt\u00e0 ad adottare criteri interpretativi univoci), ma limitarsi ad un incisivo protocollo metodologico. Cio\u00e8 ottiene crediti didattici il docente che \u00e8 disponibile a:<br \/>\n\u2022 documentare una o pi\u00f9 sequenze didattiche del proprio insegnamento (attraverso modalit\u00e0 cartacee, multimediali, prodotti autentici, ecc.);<br \/>\n\u2022 discutere con un esperto delle caratteristiche della propria azione didattica;<br \/>\n\u2022 accogliere in classe un collega per osservazioni formative (peer review) sulle strategie didattiche adottate;<br \/>\n\u2022 condividere prove comuni di verifica e valutazione.<\/p>\n<p><em><strong>Rilanciare la \u201cbuona\u201d ricerca<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La descrizione di varie tipologie di crediti richiede che scuole particolarmente propense all\u2019innovazione possano sperimentare strumenti, modelli, procedure fattibili. Qualcosa non convince nel meccanismo premiale dei 2\/3 e 1\/3 ipotizzato in \u201cBuona Scuola\u201d. Piuttosto che suddividere gli insegnanti in scaglioni prefissati rispetto ad una classifica (ranking) \u00e8 opportuno definire delle soglie di accettabilit\u00e0 (rating) rispetto alle quali TUTTI i docenti possano aspirare a raggiungerle, marcando in questo modo un effettivo miglioramento delle caratteristiche dell\u2019insegnamento. La valutazione del merito si assocerebbe cos\u00ec alla salvaguardia, anzi al potenziamento della dimensione collaborativa della funzione docente. Le scuole sperimentali WIKI possono dunque candidarsi nei prossimi mesi ed anni a promuovere le loro scuole come laboratori per lo sviluppo professionale, mettendo a fuoco soluzioni operative nello stile comunitario che le contraddistingue.<\/p>\n<p>________________________________________<\/p>\n<p>[1] Le presenti riflessioni scaturiscono dalla partecipazione all\u2019incontro delle scuole sperimentali della rete Wikischool, tenutosi a Milano il 21 ottobre 2014 (Gruppo di lavoro: Reclutamento, formazione e valutazione).<br \/>\n[2] S.Bertone, M.Pedrelli, Il ruolo della comunit\u00e0 in un modello di valutazione professionale dei docenti, in \u201cRivista dell\u2019istruzione\u201d, n. 6, novembre-dicembre 2014, pp. 36-45, Maggioli.<br \/>\n[3] Un esempio di \u201cpatto per lo sviluppo professionale\u201d adottato dalla Scuola Don Milani di Genova \u00e8 ripreso in G.Cerini, Crediti e portfolio, Voci della scuola \u201cLa Buona Scuola 1\u201d, Notizie della Scuola \u00be, ottobre 2014, Tecnodid.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Buone pratiche (sperimentali) per una Buona Scuola di Giancarlo Cerini La funzione delle scuole sperimentali Molti dei nodi irrisolti contenuti nel documento del Governo oggetto di consultazione pubblica (\u201cLa Buona Scuola\u201d) potrebbero essere affrontati ascoltando le esperienze pi\u00f9 innovative messe gi\u00e0 in atto in molte scuole del nostro paese. 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