{"id":874,"date":"2018-11-07T20:22:22","date_gmt":"2018-11-07T19:22:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=874"},"modified":"2018-11-07T20:23:16","modified_gmt":"2018-11-07T19:23:16","slug":"874","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=874","title":{"rendered":"Insegnare e apprendere"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-875\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/apprendimento-300x223.jpg\" alt=\"apprendimento\" width=\"300\" height=\"223\" srcset=\"https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/apprendimento-300x223.jpg 300w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/apprendimento-309x230.jpg 309w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/apprendimento.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Insegnare e apprendere<\/strong><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>di Stefano Stefanel<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mauro Covacich in un articolo pubblicato sul Corriere della sera del 5 novembre 2011 da titolo: \u201c<em>Guess my age, le sediate alla professoressa e l\u2019epoca da incubo in cui tutti sono coetanei di tutti<\/em>\u201d ha scritto, fingendo di immedesimarsi in molti studenti odierni: \u201c<em>le cose che sanno i professori non solo mi sembrano inutili, ma comincio a sentirle parte di un disegno sadico, costruito ai miei danni, qualcosa contro cui mi devo difendere<\/em>.\u201d La frase \u00e8 molto forte e tende a rendere estremo un pensiero che comunque, spesso in forma latente, \u00e8 presente in molti studenti.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo momento ci sono molti professori universitari, totalmente incompetenti di didattica, e molti docenti ancora in servizio, che invece qualcosa di didattica dovrebbero masticare,\u00a0 che battono il tasto sul degrado della scuola italiana, collocando quel degrado dentro una logica di lassismo che porta a promozioni di massa anche immotivate e a voti alti dati a caso. Nella societ\u00e0 civile che va a scuola (studenti) o che \u00e8 interessata alla scuola (genitori) prevale l\u2019idea che l\u2019innovazione didattica e metodologica sia s\u00ec importante, ma debba essere realizzata dagli altri: sia gli studenti, sia le famiglie preferiscono una didattica tradizionale, trasmissiva, precisa nelle sue domande e con interrogazioni e compiti molto chiari: \u201cinterrogato da pagina a pagina\u201d, \u201ccompito sugli ultimi tre argomenti spiegati in classe\u201d. Pochi paiono rendersi conto che il problema non \u00e8 bocciare di meno o di pi\u00f9, ma cosa fare dei bocciati, come recuperarli, come evitare che diventino l\u2019ennesimo insostenibile costo sociale. Domande che sembrano interessare poco anche chi si occupa di dispersione e si batte per diminuirla, visto che l\u2019unico nostro progetto in merito \u00e8 quello di far ripetere per il secondo anno le stesse cose ai bocciati, sia che le sappiano, sia che non le sappiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto tra numero di pagine che devo studiare per l\u2019interrogazione e \u201cdisegno sadico\u201d \u00e8, per\u00f2, molto evidente soprattutto se le cose che devo studiare per prendere un voto sono inutili o obsolete e stanno solo nella gerarchia di interesse di un docente e\u00a0 non in quelle della societ\u00e0. Tra l\u2019altro gli errori dei li bri di testo sono superiori a quelli di Wikipedia, anche se il numero di pagine di Wikipedia \u00e8 enormemente superiore a quello dei libri di testo. Una volta l\u2019errore era confutabile con enormi difficolt\u00e0 documentali, oggi, invece, basta un clic. Sarebbe interessante raccogliere la casistica degli errori che fanno i nostri docenti in classe, a cominciare da quelli di molte (troppe?) maestre e pochi (ma perch\u00e9 sono pochi numericamente, la percentuale \u00e8 uguale) maestri sull\u2019ortografia e la sintassi italiana o inglese. Non dimenticherei mai che a insegnare inglese nelle scuole primarie ci sono spesso docenti con livelli linguistici di inglese preoccupanti. Ma errori ne facciamo tutti e a tutti i livelli, ma oggi che dovrebbe essere facile correggerli \u00e8 invece tutto diventato pi\u00f9 difficile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io penso non si possa fare di ogni erba un fascio e sono certo che la qualit\u00e0 dell\u2019insegnamento nelle scuole italiane \u00e8 buono o molto buono. Il problema sorge se ci si sposta sull\u2019apprendimento degli studenti e sui contenuti dell\u2019insegnamento. Molti contenuti sono vecchi, stanchi, stantii e obsoleti, ma appassionano moltissimo chi insegna, diventando un \u201cpeso sadico\u201d per chi deve apprendere. Il fragile equilibrio tra insegnamento e apprendimento \u00e8 completamente saltato con il web e il BYOD, laddove i contenuti sono sempre alla portata di tutti (e non solo di chi ha sott\u2019occhio li libro di testo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cicaleccio sulla scuola per\u00f2 nasce dall\u2019idea ormai, diventata di dominio pubblico, che tutti possono dire la loro su una struttura didattico-educativa che non viene ritenuta di alta specializzazione, Siamo dentro una follia interpretativa di livello altissimo, perch\u00e9 un\u2019intera societ\u00e0 non si sta accorgendo di quanto delicato sia il lavoro sui bambini e sui ragazzi, sulla loro crescita. Cos\u00ec si discute in maniera troppo superficiale e si individua nella \u201cdidattica per competenze\u201d, che avrebbe soppiantato quella pi\u00f9 \u201cseria\u201d di didattica di conoscenze e abilit\u00e0, il capro espiatorio di un regresso della giovent\u00f9 e della sua intellettualit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Publio Quintilio Varone nel 9 Dopo Cristo port\u00f2 le armate romane di Ottaviano Augusto dentro la foresta di Teutenburg, nel nord della Germania. Entr\u00f2 in quella foresta con ventimila uomini e un\u2019enorme numero di carri ed animali. Pioveva, per\u00f2, nella foresta e quando i germani di Harmin attaccarono i romani questi si trovarono impantanati e furono sterminati tutti. I carri non giravano e quindi ostruivano le vie di fuga, gli animali erano impauriti, i germani potevano attaccare un\u2019armata sfiancata dentro un bosco e in mezzo alla pioggia, i soldati romani erano stanchi, bagnati, impauriti. Varo non era un grande generale, ma faceva parte di quella tradizione romana che nel 9 Dopo Cristo aveva le massime conoscenze e le massime abilit\u00e0 nell\u2019arte della guerra. Perch\u00e9 allora Varo \u00e8 andato ad infilarsi in quella foresta e dentro quel pantano? Perch\u00e9 i suoi generali non si sono ammutinati davanti all\u2019inevitabile macello? In quella foresta non c\u2019\u00e8 stato il passaggio tra conoscenze e abilit\u00e0 e competenze: le conoscenze e le abilit\u00e0 sono rimaste nei campi di addestramento e nelle battaglie del passato in campo aperto e non si sono tramutate in quelle competenze che sarebbero servite per capire dove far confluire le conoscenze sulla guerra e le abilit\u00e0 per condurla. Sia la sconfitta dell\u2019Invincibile Armada nella Manica, sia la disfatta di Kobarid (Caporetto per gli italiani, ma \u00e8 da sempre un paesino sloveno) stanno sulla stessa linea di analisi: quando ci sono le conoscenze e le abilit\u00e0 e tutto si ferma l\u00ec, alla stanca teoria, che non fa il salto verso le competenze che ci fanno capaci di agire nelle situazioni pi\u00f9 difficili, la catastrofe \u00e8 a portata di mano. Io vivo nella paura di lavorare per studenti molto dotti che al momento di tramutare il sapere in competenze non lo sappiano fare e finiscano nella foresta di Teutenburg.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se invece si parlare tanto per parlare ci si provasse a interrogare su cosa sanno fare i nostri studenti durante e alla fine del ciclo degli studi e se si finisse finalmente di usare l\u2019incredibile elogio dei nostri liceali per dimostrare che la scuola italiana funziona bene e quella dei Paesi Ocse che stanno sopra di noi nelle rilevazioni internazionali no, forse il dibattito sarebbe pi\u00f9 equilibrato. I nostri liceali sono in genere tra i migliori studenti del mondo e i nostri laureati tengono alto il nome dell\u2019Italia nel mondo (e infatti il nostro sistema non li sa trattenere e loro emigrano), ma la nostra scuola non \u00e8 fatta solo di liceali, mentre la cultura di molti insegnanti \u00e8 una cultura che vede liceo dappertutto, producendo solo dispersione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il \u201cdisegno sadico\u201d di cui parla Covacich sta qui: nell\u2019uniformare quello che non si pu\u00f2 uniformare, nel continuare a fare quello che don Milani ci ha detto, tanto tempo fa, di non fare: trattare i diversi da uguali. La nostra standardizzazione per classi e non per livelli, nemmeno nel triennio finale, ci porta ad essere l\u2019unico sistema scolastico che porta le classi in quanto tali alla fine del percorso, lasciando a studenti e famiglie la scelta sul percorso, che monoliticamente \u00e8 poi condizionato dalle classi di concorso. La tuttologia \u00e8 una condizione dell\u2019apprendimento primario, non di quello secondario, ma noi vogliamo tuttologi fino all\u2019esame di stato: poi, a luglio, tutti specialisti. In questa follia pedagogica \u00e8 entrata l\u2019alternanza scuola lavoro, uno strumento di apertura che ha avuto luci e ombre nella sua attuazione, ma che ha introdotto un sistema formativo pratico e non solo teorico nell\u2019ultimo triennio di studi liceali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attuale sgangherato dibatti sull\u2019alternanza scuola lavoro invece di affrontare la questione con dati chiari la butta ancora una volta sull\u2019ideologico, alterando il sistema durante il suo percorso processuale (una soluzione avvilente e assurda, perch\u00e9 ancora una volta scuole e studenti che hanno lavorato \u201csecondo la legge\u201d saranno penalizzati a favore di chi se ne \u00e8 bellamente fregato). Ancora una volta ideologia, urla, striscioni di protesta, articolesse politiche, ecc avranno il sopravvento su analisi, dati, verifica dei fatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019alternanza scuola lavoro permette di verificare almeno un certo tipo di competenze, il disciplinarismo spinto invece riporta le lancette indietro e si scontra contro soggetti che non possono pi\u00f9 essere tuttologi. La pedagogia e la cultura dovrebbero lavorare per ridurre lo spazio \u201coscuro\u201d tra insegnamento e apprendimento, in modo che quello che viene insegnato venga anche appreso. I nostri buoni insegnanti spesso non sono interessati all\u2019apprendimento, ma solo alla valutazione. La cosa sorprendente per\u00f2 \u00e8 anche un\u2019altra: oltre 600.000 insegnanti valutano i processi di apprendimento dei propri studenti, ma non hanno studiato come si valuta, perch\u00e9 nessun percorso prevede lo studio dei difficili meccanismi della valutazione. Gli insegnanti sono professionisti dell\u2019insegnamento, se diventassero anche professionisti della valutazione forse lo spazio tra insegnamento e apprendimento diminuirebbe.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Insegnare e apprendere di Stefano Stefanel Mauro Covacich in un articolo pubblicato sul Corriere della sera del 5 novembre 2011 da titolo: \u201cGuess my age, le sediate alla professoressa e l\u2019epoca da incubo in cui tutti sono coetanei di tutti\u201d ha scritto, fingendo di immedesimarsi in molti studenti odierni: \u201cle cose che sanno i professori [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-874","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articoli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/874","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=874"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/874\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":877,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/874\/revisions\/877"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=874"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=874"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=874"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}