{"id":883,"date":"2018-11-20T14:12:38","date_gmt":"2018-11-20T13:12:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=883"},"modified":"2018-11-20T14:41:27","modified_gmt":"2018-11-20T13:41:27","slug":"il-ritorno-di-fiamma-del-tempo-pieno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=883","title":{"rendered":"Il \u201critorno di fiamma\u201d del tempo pieno"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-884\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/gocce-280x300.jpg\" alt=\"gocce\" width=\"280\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/gocce-280x300.jpg 280w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/gocce-956x1024.jpg 956w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/gocce-214x230.jpg 214w\" sizes=\"auto, (max-width: 280px) 100vw, 280px\" \/><strong>Il \u201critorno di fiamma\u201d del tempo pieno<\/strong><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> di Giancarlo\u00a0Cerini<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<div class=\"autore\"><\/div>\n<h3>L\u2019et\u00e0 dell\u2019oro del tempo pieno<\/h3>\n<p>\u00c8 vero: nella scuola elementare c\u2019\u00e8 un ritorno di fiamma del tempo pieno, oggi ravvivato dalla proposta del Governo di tornare a investire su questo modello di scuola. L\u2019interesse non era mai venuto meno, tanto \u00e8 vero che nel corso degli ultimi 20 anni (pur avendo corso grandi rischi sul piano delle risorse e del possibile modello organizzativo) le classi a tempo pieno sono via via aumentate, fino a raggiungere la ragguardevole quota del 34,5% di tutte le classi funzionanti. <!--more-->Un terzo della scuola primaria italiana \u00e8 a tempo pieno! Quanto sembrano lontani gli anni Settanta, la stagione d\u2019oro del tempo pieno, spesso interpretata da grandi pedagogisti (Ciari, Neri, De Bartolomeis, Frabboni, Damiano) e soprattutto da uomini e donne di scuole, i veri costruttori del tempo pieno. Spesso anticipato da esperienze di doposcuola e attivit\u00e0 integrative promosse dai Comuni e dal patronato scolastico, il tempo pieno usciva in quegli anni da una dimensione prettamente sociale e assistenziale, e si inoltrava sulle strade dell\u2019innovazione (attraverso didattiche operative, rapporto con il territorio, valorizzazione dei diversi linguaggi, metodi innovativi, valutazione formativa) in grado di lasciare un segno positivo sull\u2019intero sistema scolastico italiano[1]. Leggi innovative come la 517\/1977, la 148\/1990, i programmi del 1985, erano anche il frutto del \u201cmito del tempo pieno\u201d, un modello originale capace di suscitare il gradimento dei genitori e di offrire un laboratorio sperimentale a tanti insegnanti.<\/p>\n<h3>La diffusione ineguale del tempo pieno<\/h3>\n<p>Certo, non tutto era riconducibile a questa \u201cagiografia del tempo pieno\u201d. Spesso la scelta del tempo pieno si caricava di un valore ideologico: la scuola moderna contro la scuola tradizionale, la sinistra contro il moderatismo, i laici contro i cattolici\u2026 Ma a poco a poco le conflittualit\u00e0 si sono stemperate, ed il modello \u00e8 stato riconosciuto senza rivendicare appartenenze[2]. \u00c8 stato molto pi\u00f9 forte il legame con le condizioni sociali delle famiglie, con il lavoro extradomestico delle madri, con famiglie nucleari assai \u201ccorte\u201d. Tanto \u00e8 vero che, se guardiamo la distribuzione delle classi a tempo pieno, ancora oggi possiamo cogliere in controluce un chiaro rapporto con i diversi contesti socio-economici: quasi tutte le scuole di Milano e Modena sono a tempo pieno, ma anche quelle delle grandi citt\u00e0 del centro-nord (Torino, Firenze, Roma) e delle regioni con forti tradizioni educative, a partire dall\u2019infanzia (come l\u2019Emilia-Romagna e la Toscana). Colpisce in questa lettura geografica la quasi totale assenza del Sud, di grandi regioni come la Sicilia, la Campania, la Puglia, con qualche eccezione come la Sardegna e la Basilicata.<\/p>\n<table id=\"Tabella1\">\n<caption>Tab. &#8211; La presenza del tempo pieno nella scuola primaria (a.s. 2016-17)<\/caption>\n<tbody>\n<tr>\n<th>Regione<\/th>\n<th>Classi di scuola primaria<\/th>\n<th>Di cui a tempo pieno<\/th>\n<th>T.P. sul totale (%)<\/th>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Abruzzo<\/td>\n<td>2.936<\/td>\n<td>450<\/td>\n<td>15,3<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Basilicata<\/td>\n<td>1.308<\/td>\n<td>580<\/td>\n<td>44,3<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Calabria<\/td>\n<td>5.047<\/td>\n<td>1.055<\/td>\n<td>20,9<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Campania<\/td>\n<td>14.373<\/td>\n<td>1.967<\/td>\n<td>13,7<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Emilia-Romagna<\/td>\n<td>9.157<\/td>\n<td>4.222<\/td>\n<td>46,1<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Friuli Venezia-Giulia<\/td>\n<td>2.677<\/td>\n<td>1.042<\/td>\n<td>38,9<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Lazio<\/td>\n<td>12.115<\/td>\n<td>6.296<\/td>\n<td>52,0<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Liguria<\/td>\n<td>2.855<\/td>\n<td>1.271<\/td>\n<td>44,5<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Lombardia<\/td>\n<td>21.142<\/td>\n<td>10.404<\/td>\n<td>49,2<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Marche<\/td>\n<td>3.473<\/td>\n<td>922<\/td>\n<td>26,5<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Molise<\/td>\n<td>691<\/td>\n<td>30<\/td>\n<td>4,3<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Piemonte<\/td>\n<td>9.278<\/td>\n<td>4.196<\/td>\n<td>45,2<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Puglia<\/td>\n<td>9.011<\/td>\n<td>1.505<\/td>\n<td>16,7<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Sardegna<\/td>\n<td>3.542<\/td>\n<td>1.148<\/td>\n<td>32,4<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Sicilia<\/td>\n<td>12.203<\/td>\n<td>1.006<\/td>\n<td>8,2<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Toscana<\/td>\n<td>7.463<\/td>\n<td>3.580<\/td>\n<td>48,0<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Umbria<\/td>\n<td>2.064<\/td>\n<td>524<\/td>\n<td>25,4<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Veneto<\/td>\n<td>11.127<\/td>\n<td>3.606<\/td>\n<td>32,4<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Totale<\/td>\n<td>130.462<\/td>\n<td>43.804<\/td>\n<td>33,6<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Fonte: Dati MIUR. Si ringraziano l\u2019ispettrice Maria Rosa Silvestro ed il dott. Sergio Govi per aver collaborato alla fornitura dei dati aggiornati.<\/p>\n<h3>Domanda sociale, risposte educative<\/h3>\n<p>I dati mostrano il paradosso del tempo pieno, che dalla sua istituzione (Legge 820\/1971) non \u00e8 mai riuscito a diventare un modello nazionale. La presenza del tempo pieno \u201ccurricolare\u201d viene meno proprio nelle realt\u00e0, come le grandi periferie del Sud, in cui ci sarebbe pi\u00f9 bisogno di una scuola \u201caperta\u201d con molte opportunit\u00e0, servizi, possibilit\u00e0 di arricchimento culturale[3]. Magari sono le regioni che fanno fronte al \u201cbisogno\u201d di tempo integrato attraverso i fondi messi a disposizione dall\u2019Unione Europea (progetti PON, POR, FSER, ecc.): iniziative spesso significative, che per\u00f2 lasciano l\u2019amaro in bocca per la loro precariet\u00e0 ed estemporaneit\u00e0. Ben venga quindi il rafforzamento degli organici di tempo pieno, come nell\u2019ipotesi governativa, che per\u00f2 va commisurata alle effettive necessit\u00e0 e alla possibile qualit\u00e0 di un buon tempo pieno. Servono strutture adeguate, a partire dai locali, spazi verdi, mense funzionanti (il tempo pieno non \u00e8 il semplice raddoppio del tempo passato a scuola), dalle dotazioni strutturali (i laboratori non possono essere una\u00a0<i>photo opportunity<\/i>), dal personale (docenti preparati e motivati, ma anche personale ausiliario). Inoltre, a distanza di 50 anni dalla sua istituzione, si impone anche un ripensamento della strutturazione, a partire dalla domanda che si poneva uno dei padri fondatori, Bruno Ciari: \u201cTempo pieno: pieno di che?\u201d\u2026 Quindi a partire da un\u2019idea di apprendimento, di metodi didattici, di rapporto tra tempo dell\u2019impegno, tempo dello studio, tempo della relazione.<\/p>\n<h3>Facciamo una mano di conti<\/h3>\n<p>Ma potendo disporre di un organico \u201caggiuntivo\u201d (se non abbiamo frainteso) di circa 2.000 posti, quali potrebbero essere le dimensioni di questo rilancio del tempo pieno? \u00c8 del tutto evidente che non si pu\u00f2 pensare alla \u201cgeneralizzazione\u201d di questo modello a tutte le classi italiane non a tempo pieno, che sono 86.658. Ogni classe funzionante a tempo pieno per 40 ore settimanali richiede, in base al regolamento vigente (DPR 89\/2009), due posti di insegnante; sapendo che ogni docente ha un orario settimanale di insegnamento di 22 ore (cui si aggiungono 2 ore per la programmazione del lavoro), la classe a tempo pieno dispone di un gruzzolo di 44 ore rispetto ad un fabbisogno secco di 40 ore. C\u2019\u00e8 da dire che la riforma Gelmini (2008) farebbe divieto di utilizzare quelle 4 ore per attivit\u00e0 di compresenza, che le scuole a tempo pieno difendono a denti stretti per consentirci un po\u2019 di respiro per piccoli gruppi, individualizzazione, laboratori\u2026 Se 8 ore vi sembran poche!<\/p>\n<p>A complicare i conteggi intervengono anche, ma qui la situazione \u00e8 diversa da realt\u00e0 a realt\u00e0, le ore di religione cattolica (o attivit\u00e0 alternativa) che si aggiungono al monte-ore docenti (se l\u2019insegnante \u00e8 esterno, non sempre), e la residua presenza dei docenti elementari specialisti di inglese[4].<\/p>\n<p>Comunque si pu\u00f2 fare una stima approssimativa con il raddoppio dell\u2019organico: 2 docenti per ogni classe a tempo pieno (1,82 se eliminiamo ogni forma di compresenza). Viceversa nelle classi a tempo normale (che funzionano almeno per 27 ore) il fabbisogno numerico \u00e8 stimabile in 1,25 docenti per ogni classe, perch\u00e9 alle 22 ore del docente-base occorre aggiungere almeno altre 5 ore di docenza (sempre al netto delle varianti religione, inglese, ecc.). Il conto \u00e8 presto fatto: per trasformare tutta la scuola italiana in scuola a tempo pieno servirebbero 49.295 docenti aggiuntivi[5].<\/p>\n<p>Dunque occorre ricordare ai nostri decisori politici una dose di maggiore realismo: con 2.000 posti si potrebbe dare soddisfazione alla domanda di tempo pieno che oggi spesso non trova risposta, ma forse troveremmo queste esigenze pi\u00f9 al Nord e al Centro che non al Sud. Occorre quindi far crescere una domanda che richiede consapevolezza delle comunit\u00e0 e degli enti locali, condivisione con i genitori, disponibilit\u00e0 dei docenti. Una lunga traversata del deserto che, comunque, vale la pena intraprendere. Basti pensare che il \u201cmitico\u201d tempo pieno a Bologna \u00e8 databile al 1890, cio\u00e8 alle prime amministrazioni socialiste della citt\u00e0: il pasto caldo si abbinava, fin da allora, alle aule didattiche decentrate ed ai laboratori. Oggi sentiamo ancora parlare di panini a scuola o di tramezzini di emergenza!<\/p>\n<h3>Cosa succede nella scuola dell\u2019infanzia e alle medie?<\/h3>\n<p>Un\u2019occhiata ai dati nella scuola dell\u2019infanzia e nella scuola media \u00e8 altrettanto emblematica, se non altro per un\u2019esigenza di continuit\u00e0 dell\u2019impostazione organizzativa, a partire magari dalla presenza ormai generalizzata degli istituti comprensivi (su 5.562 istituti del primo ciclo, 4.867 sono comprensivi, 420 direzioni didattiche, 175 scuole secondarie di I grado).<\/p>\n<p>Ma le sorprese non finiscono qui, perch\u00e9 se guardiamo la distribuzione delle classi a tempo prolungato (36\/40 ore settimanali) nella scuola media italiana (10.024 sul totale di 77.512), il dato nazionale si ferma al 12,9%, assai inferiore al tempo pieno nelle elementari, e le regioni che offrono pi\u00f9 tempo prolungato sono anche e soprattutto al Sud (26,6% in Basilicata, 24,2% in Sardegna, 24,1% in Calabria, con la Sicilia che esce meglio rispetto alle elementari: 13,8%). Paradossalmente la regione con meno tempo prolungato \u00e8 l\u2019Emilia-Romagna (solo il 3,4%): stanchezza per il modello? Carenza di posti? Scarsa domanda dei genitori? Resistenze tra i docenti? Forse un po\u2019 di tutto questo, ma si impone una riflessione sulla qualit\u00e0 del tempo, sull\u2019esigenza di maggiore autonomia nelle scelte dei ragazzi, su un diverso rapporto tra attivit\u00e0 obbligatorie e opzionali, sul ruolo di un tempo libero \u201corganizzato\u201d.<\/p>\n<p>Anche la distribuzione dei tempi nella scuola dell\u2019infanzia fa pensare. Mentre a livello nazionale si \u00e8 consolidata, nell\u201988,9% dei casi, la scuola dell\u2019infanzia a tempo pieno (40 ore settimanali), ci sono alcune regioni con una forte presenza di sezioni ad orario ridotto antimeridano (25 ore settimanali): Sicilia con il 38,8%, Lazio con il 23,6%, Puglia con il 20,8%.<\/p>\n<h3>Oroscopo per il futuro del tempo scuola<\/h3>\n<p>La variabile tempo \u00e8 senza dubbio una delle voci che possono fare la differenza nella qualit\u00e0 della scuola[6]. Abbiamo visto come non bastino i posti di insegnante, ma occorra ripensare ai modi della didattica, all\u2019organizzazione della giornata educativa, ad un corretto equilibrio tra tempi dell\u2019apprendimento e tempo libero, alla conciliazione con i tempi di vita tra adulti e bambini, ecc.<\/p>\n<p>Ancora una volta emergono \u201cdue Italie\u201d, con offerte assai differenziate e con bisogni educativi non soddisfatti. Un monito per tutta la societ\u00e0 civile, e non solo per la politica. Uno sguardo ai tempi scolastici europei ci rivelerebbe non tanto orari pi\u00f9 lunghi, ma certamente pi\u00f9 equilibrati, con l\u2019idea di una giornata educativa \u201cdistesa\u201d (mentre da noi si accatasta tutto nell\u2019antimeridiano), con tempi di impegno, di relazione, di svago, e con una dotazione di strutture pi\u00f9 adeguate. \u00c8 tempo quindi di un ripensamento in profondit\u00e0 di tutti questi fattori, mettendo al centro il benessere, l\u2019apprendimento e la crescita dei nostri ragazzi, a tutte le latitudini.<\/p>\n<p class=\"firma-autore\">pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.scuola7.it\">http:\/\/www.scuola7.it<\/a><\/p>\n<hr \/>\n<p>[1] G. Cerini (a cura di), Idee di tempo idee di scuola, USR Emilia-Romagna, Tecnodid, Napoli, 2005.<\/p>\n<p>[2] A. Alesina, F. Giavazzi, Pi\u00f9 scuola ai ragazzi del sud, su corriere.it del 15 luglio 2018 (<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/opinioni\/18_luglio_16\/piu-scuola-ragazzi-sud-05a31b80-885d-11e8-923a-1c26282fdcfe.shtml\" target=\"_blank\">https:\/\/www.corriere.it\/opinioni\/18_luglio_16\/piu-scuola-ragazzi-sud-05a31b80-885d-11e8-923a-1c26282fdcfe.shtml)<\/a>. I due noti economisti liberali propongono di dirottare le risorse aggiuntive del Bilancio dello Stato in investimenti in istruzione (edifici, insegnanti, attivit\u00e0&#8230;) a beneficio dei ragazzi del Sud.<\/p>\n<p>[3] Save The Children, Atlante dell\u2019infanzia a rischio. Lettera alla scuola, Istituto Enciclopedia Italiana, Roma, 2017. Il rapporto del 2018 \u00e8 dedicato alle periferie.<\/p>\n<p>[4] In un prossimo numero di Scuola7 si affronter\u00e0 il tema dei posti in organico nella scuola primaria, con le ipotesi di introduzione di figure specialistiche (inglese, educazione fisica, musica).<\/p>\n<p>[5] Si arriva a questa cifra calcolando il fabbisogno di 1,82 docenti per ogni classe a tempo pieno (157.717 posti), necessari per fare funzionare 86.658 classi non ancora a tempo pieno (che per\u00f2 gi\u00e0 dispongono di 108.322 docenti). La differenza porta alla stima dei docenti necessaria per ampliare il tempo scuola in 49.395 (che diventerebbero di pi\u00f9 se si volesse garantire il doppio organico).<\/p>\n<p>[6] Il numero 1, gennaio-febbraio 2019, di \u201cRivista dell\u2019istruzione\u201d, diretto dallo scrivente, sar\u00e0 dedicato alla questione del tempo scuola, con riflessioni pedagogiche, dati e indicatori, reportage dalle scuole a tempo pieno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il \u201critorno di fiamma\u201d del tempo pieno di Giancarlo\u00a0Cerini L\u2019et\u00e0 dell\u2019oro del tempo pieno \u00c8 vero: nella scuola elementare c\u2019\u00e8 un ritorno di fiamma del tempo pieno, oggi ravvivato dalla proposta del Governo di tornare a investire su questo modello di scuola. 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