{"id":888,"date":"2018-11-25T20:37:44","date_gmt":"2018-11-25T19:37:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=888"},"modified":"2018-11-25T20:37:44","modified_gmt":"2018-11-25T19:37:44","slug":"ventanni-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=888","title":{"rendered":"Vent\u2019anni dopo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong>Vent\u2019anni dopo<\/strong><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>di Stefano Stefanel<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-889\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/VENTANNI-DOPO-217x300.jpg\" alt=\"VENT'ANNI DOPO\" width=\"217\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/VENTANNI-DOPO-217x300.jpg 217w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/VENTANNI-DOPO-166x230.jpg 166w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/VENTANNI-DOPO.jpg 435w\" sizes=\"auto, (max-width: 217px) 100vw, 217px\" \/>Nel 2019 cadono due ventennali: quello del D.P.R. n\u00b0 275 dell\u20198 marzo 1999 e quello dell\u2019avvio dell\u2019autonomia sperimentale del 1\u00b0 settembre 1999. Quando si ha a che fare con qualcosa che dura da vent\u2019anni diventa logico e normale cercare di tirare le somme e di vederne i pro e i contro. Anche perch\u00e9 l\u2019autonomia scolastica dal 2001 \u00e8 entrata in Costituzione, anche se in quella parte di Costituzione che il mondo della scuola stenta a riconoscere come facente realmente parte della \u201c<em>Costituzione pi\u00f9 bella del mondo<\/em>\u201d (su cui, per\u00f2, si stanno addensando molti seri dubbi). <!--more-->Il recente dibattito sulla \u201c<em>regionalizzazione<\/em>\u201d \u00e8 partito per\u00f2, purtroppo, dall\u2019ideologia e non dalla Costituzione stessa e dunque non pare portare a niente di buono, perch\u00e9 la Costituzione andrebbe attuata al di l\u00e0 delle ideologie. Poich\u00e9 i cittadini con il <em>referendum<\/em> hanno bocciato l\u2019idea di eliminare la legislazione concorrente di stato e regioni, a questo punto sull\u2019istruzione diventerebbe necessario intervenire e quindi attuare la regionalizzazione \u2013 secondo il dettato costituzionale &#8211; ma su base culturale e amministrativa, non ideologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Credo, comunque, che non sar\u00e0 possibile ragionare in maniera scientifica durante questi anniversari, visto che le \u201ctifoserie\u201d anti autonomia sono molto agguerrite e quelle filo autonomia molto perplesse. Il disegno dell\u2019autonomia scolastica nasce dalla visione della scuola di Luigi Berlinguer, che riteneva logico legare il sistema scolastico nazionale alle scuole e non al ministero, e di Raffaele Iosa, che ha pensato a creare le modalit\u00e0 per costruire l\u2019offerta formativa non pi\u00f9 dentro i \u201cprogrammi ministeriali\u201d, ma dentro ad un <em>Piano dell\u2019Offerta Formativa<\/em> territorialmente e culturalmente situato. Per\u00f2 Berlinguer \u00e8 stato estromesso anzitempo dal Ministero soprattutto per opera dei sindacati e degli insegnanti, attraverso la causa \u201cscatenante\u201d del cos\u00ec detto \u201cconcorsone\u201d, che voleva introdurre il merito in una parte della retribuzione accessoria dei docenti. Le riforme che si sono succedute in applicazione dell\u2019autonomia scolastica sono tutte state fortemente ostacolate dal mondo della scuola e quindi applicate per niente o solo in parte: dal \u201criordino dei cicli\u201d di Tullio De Mauro con l\u2019eliminazione della scuola media alla legge 53 del 2003 di Letizia Moratti con il Portfolio, le prime Indicazioni Nazionali, le Unit\u00e0 di Apprendimento, il docente tutor, le ore opzionali; dalla Riforma Gelmini del secondo ciclo con l\u2019eliminazione del mare confuso delle sperimentazioni eterne fino alla legge 107 del 2015 con la \u201c<em>chiamata diretta<\/em>\u201d, il <em>bonus<\/em> premiante il merito, gli ambiti territoriali, il PTOF, la valutazione dei dirigenti, l&#8217;alternanza scuola lavoro nei licei. Queste \u201c<em>riforme incompiute<\/em>\u201d hanno creato molto movimento e molti cambiamenti, ma non hanno permesso di verificare i loro effetti, perch\u00e9 spesso sono state spazzate via in un attimo: il riordino dei cicli \u00e8 stato eliminato con un comma della legge 53; la stessa legge 53 (Riforma Moratti) \u00e8 stata disapplicata &#8211; credo sia stato il primo caso di una legge modificata da una nota ministeriale \u2013 attraverso il \u201cfamoso\u201d cacciavite di Fioroni. La legge 107 viene oggi smantellata con qualche difficolt\u00e0\u00a0 dall\u2019attuale Governo con l\u2019appoggio dei sindacati, anche perch\u00e9 il Governo ha promesso che la smonter\u00e0 pezzo per pezzo, perch\u00e9 non pare avere il coraggio di smontarla con un colpo solo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 E\u2019 possibile in questo quadro dire com\u2019\u00e8 andata? Direi proprio di no, perch\u00e9 i cambiamenti, soprattutto se sistematici, hanno bisogno di\u00a0 molti anni per sedimentarsi: si possono citare i casi della Spagna e della Finlandia, senza entrare tanto nel dettaglio, dove le riforme sono andate gradualmente a regime in una decina d\u2019anni. Il mondo della scuola, ma anche l\u2019opinione pubblica quando si occupa di scuola, non vuole le riforme e si compatta quasi solo attorno ai \u201cno\u201d, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 alcun cambiamento che viene accettato e sperimentato senza freni ideologici. Anche l\u2019estremista LIP (Legge di Iniziativa Popolare) \u00e8 stata sonoramente bocciata, traendo in inganno i suoi estensori che ancora una volta hanno scambiato la compattezza del mondo della scuola per i \u201cno\u201d con una compattezza da trasferire a una legge propositiva, che aveva come scopo il ripristino della scuola degli Anni Settanta e Ottanta del secolo scorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Una certa curiosit\u00e0 intellettuale potrebbe nascere nel valutare se l\u2019autonomia scolastica ha migliorato o peggiorato la scuola italiana, partendo dal giudizio sulla scuola post 68 sedimentatasi negli Anni 70 e poi diventata stabile negli Anni 80 e 90 con i decreti delegati della partecipazione, la riforma della scuola media e della scuola elementare e la \u201cmarmorea\u201d conferma dell\u2019impianto gentiliano della scuola superiore, lasciata al suo destino attraverso un \u201ccorpo\u201d stabile e statico attorno a cui hanno cominciato a ruotare un paio di centinaia di sperimentazioni diventate \u201c<em>quasi ordinamentali<\/em>\u201d. E\u2019 chiaro che, non essendoci controprova, si pu\u00f2 dire tutto e il suo contrario,\u00a0 ma cercando perlomeno di indicare qualche \u201c<em>traccia<\/em>\u201d, dato che le \u201c<em>strade maestre<\/em>\u201d sono state via via tutte interrotte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Chi ha vissuto \u2013 come me \u2013 la scuola degli Anni Sessanta e Settanta da studente e quella degli Anni Ottanta e Novanta da docente si \u00e8 scontrato quotidianamente con la necessit\u00e0 di modificare qualcosa, di sperimentare, di uscire dal sistema delle microscuole diretta da Provveditorati asfittici e conservatori. I cambiamenti per\u00f2 venivano avanti molto piano, quasi pi\u00f9 per mano di singoli docenti, di singoli gruppi di docenti, di consigli di classe, di scuole, di direttori didattici con una grande visione come Cinzia Mion o di ispettori che non stavano al loto posto come Giancarlo Cerini o Franco De Anna. C\u2019era poi sempre quello spettro del post 68, che in qualche modo andava a condizionare un cambiamento che era richiesto come molto forte, ma che poi procedeva con la grande lentezza propria di tutti i sistemi centralizzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nel periodo della grande trasformazione sociale dovuta alla caduta del Muro di Berlino e alla crisi del sistema della rappresentanza partitica italiana degli Anni 90 sono cominciati ad affiorare i dati sul nostro sistema dell\u2019istruzione con rilevazioni internazionali che ci collocavano inesorabilmente molto in basso. Il <em>risveglio <\/em>per molti \u00e8 stato traumatico, anche se la maggioranza (dei docenti, ma anche dei cittadini) quei dati non li ha mai presi in seria considerazione. La percezione dell\u2019immobilismo della scuola superiore e dell\u2019aumento della disoccupazione giovanile sia diplomata, sia laureata, ha fatto accendere l\u2019attenzione su quel mondo immobile pensato da Gentile e vissuto in forma ostentata dalla gran parte delle scuole secondarie italiane. Era buona la scuola degli Anni 80 e 90? Probabilmente s\u00ec. Ha dato buoni risultati? Certamente no. E\u2019 dentro questo controverso punto che nasce la necessit\u00e0 di intervenire sul sistema e lo si fa prima con la Bassanini-uno, creando l\u2019autonomia scolastica e la funzione dirigenziale (art. 21 della legge delega n\u00b0 59 del 15 marzo 1997), poi con il DPR 275 attraverso cui Berlinguer ha ritenuto di mettere in moto un grande processo d\u2019innovazione e invece ha messo in moto un mastodontico processo di conservazione. Lo \u201cscontro\u201d tra Miur e scuole sta ancora tutto qui: il Ministero \u00e8 \u201cinnovatore\u201d, le Scuole sono \u201cconservatrici\u201d. La storia della legge 107 \u00e8 scolpita in questo passaggio mai affrontato seriamente: un Governo, con un Primo Ministro molto forte e con Ministri dell\u2019Istruzione deboli fino all\u2019inesistente, ha prodotto il corto circuito tra innovazioni che volevano emancipare il sistema e il sistema che si \u00e8 rifugiato dai sindacati per farsi difendere dalle innovazioni. Tutti a parole sono innovatori, ma avendo ognuno in mente la \u201c<em>propria<\/em>\u201d perfetta innovazione, diventano fortemente conservatori verso le innovazioni proposte dagli altri. E comunque il processo di innovazione slegato dalle logica e dalle cogestioni sindacali si frange su un immediato consenso del mondo della scuola per l\u2019onda favorevole all\u2019eliminazione del processo innovativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L\u2019autonomia scolastica ha per\u00f2 permesso alle scuole di comprendere se stesse, salvandole dalla deriva di un egualitarismo falso e che ha sempre penalizzato i pi\u00f9 deboli (stranieri, ragazzi deboli e demotivati, ripetenti, ragazzi dispersi, ecc.): infatti oggi si constata che la scuola non \u00e8 pi\u00f9 un ascensore sociale e chi nasce ricco e in una famiglia colta fa una strada ben diversa da chi nasce povero e in una famiglia che non crede nella cultura. La scuola conservatrice ha sempre investito sulle teste \u201cben piene\u201d ponendo per\u00f2\u00a0 come proprio vessillo le \u201cteste ben fatte\u201d. La questione gira attorno a queste cose da vent\u2019anni: si era illuso Berlinguer che, dicendo che i programmi non c\u2019erano pi\u00f9 e che le scuole avrebbero dovuto elaborare dei curricoli, aveva creduto e sperato che nella scuola sarebbero nati una grande <em>officina <\/em>e un grande dibattito culturale sulle modalit\u00e0 di questa grande innovazione. In realt\u00e0 il dibattito culturale c\u2019\u00e8 stato e c\u2019\u00e8, ma troppe scuole continuano ancora oggi ad insegnare programmi attraverso libri di testo standardizzati, che sono la negazione dell\u2019idea curricolare. Studenti e famiglie stanno per\u00f2 da quella parte: diteci da che pagina a che pagina dobbiamo studiare per essere interrogati. Lo dicevo anch\u2019io da studente (i miei genitori mai si sarebbero azzardati negli Anni Settanta ad interferire), mentre oggi la simbiosi studente\/famiglia li fa parlare con una voce sola dentro uno \u201c<em>scontro generazionale<\/em>\u201d che \u00e8 di tipo forse culinario o calcistico, ma che per il resto non \u00e8 pi\u00f9 scontro ma incontro, come ben insegnano i concerti di Vasco Rossi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L\u2019autonomia ci ha salvati? Io ne sono certo, ma sono anche convinto che tutte le prove che posso portare della mia certezza e tutti gli argomenti che ho qui esposto potrebbero essere immediatamente confutati da chi vuole dimostrare il contrario: siamo osservatori senza dati, siamo <em>critici<\/em> senza controprove. Per\u00f2 senza l\u2019autonomia le scuole non si sarebbero prese neppure una parte di quella responsabilit\u00e0 che si stanno prendendo e non avrebbero trovato tempo neppure per fare quelle doverose rendicontazioni che facciamo oggi. Che vi sia per\u00f2 un atteggiamento non \u201cautonomo\u201d da parte delle scuole (e di molti dirigenti) lo si vede nell\u2019attenzione maniacale che viene\u00a0 prestata all\u2019aggressione contabile dei revisori dei conti (privi di poteri) e alla disattenzione di troppi verso il Sistema Nazionale di Valutazione proposto da un Miur che invece i poteri ce li avrebbe. In questo senso si situano i sindacati, che vogliono cogestire l\u2019autonomia scolastica slegandola dai suoi soggetti principali (dirigente scolastico e collegio docenti). In questo senso va anche letta la questione degli ATA e la loro forza dentro la scuola, con un protagonismo che mai c\u2019\u00e8 nelle leggi e invece c\u2019\u00e8 sempre nei contratti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Leggendo per\u00f2 la storia dell\u2019autonomia scolastica ci si imbatte nell\u2019evoluzione (o per qualcuno nell\u2019involuzione) di una figura molto marginale nella scuola degli Anni Settanta e Ottanta e diventata improvvisamente centrale: il dirigente scolastico. Al di l\u00e0 delle lamentele della categoria e delle lamentele dei docenti e degli ata sulla categoria, rimane il dato di fatto che nella scuola dell\u2019autonomia si \u201cdeve passare\u201d dal dirigente scolastico. Questa figura crea una sorta di immedesimazione tra chi dirige la scuola e la direzione che questa prende: questo anche perch\u00e9 la forma professionale e collegiale di gestione di una scuola \u00e8 il Collegio docenti, non il Consiglio d\u2019Istituto. Il Collegio docenti deve per\u00f2 agire per commissioni, documenti preparatori, gruppi di lavoro, cio\u00e8 attraverso un decentramento progettuale che il vecchio sistema centralizzato non richiedeva. Le circolari ministeriali hanno molta meno forza delle delibere del Collegio docenti, soprattutto laddove queste vanno ad incidere, attraverso l\u2019autonomia scolastica, nel corpo vivo dell\u2019offerta formativa. Ma proprio perch\u00e9 il Collegio docenti deve agire come un <em>piccolo parlamento<\/em> in cui \u201c<em>in aula<\/em>\u201d arriva solo la parte finale di un lavoro che \u00e8 di predisposizione, il ruolo del dirigente scolastico \u00e8 centrale anche quando sembra non lo sia. Se il dirigente scolastico non si occupa di didattica (come molti colleghi fanno) la scuola prende una direzione, ma se il dirigente scolastico si occupa della didattica tutta la progettazione curricolare passa attraverso di lui, visto come soggetto ordinatore e facilitatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L\u2019autonomia ha complicato il rapporto tra scuole e potere centrale e ha destabilizzato il rapporto con i sindacati, che si trovano a lavorare su due livelli non sempre omogenei, anche per la mole enorme di contratti d\u2019istituto che ogni anno si firmano (direi a occhio e croce intorno ai 50.000) e per la variet\u00e0 di situazioni non pi\u00f9 riconducibili a schemi fissi. L\u2019autonomia ha costretto le scuole dentro una logica comunicativa e rendicontativa, l\u2019unica in grado di farle resistere al cambiamento del mondo che ci \u00e8 vicino. Inoltre il legame tra l\u2019autonomia scolastica e il contesto di riferimento (enti locali, soggetti del mondo lavoro, universit\u00e0, ecc.) ha creato legami molto forti dentro una struttura, come quella scolastica, che vive di legami deboli. L\u2019ancoraggio delle scuole alla comunit\u00e0 locale e non al sistema centrale le ha rese pi\u00f9 forti dentro un quadro di riferimento sempre pi\u00f9 confuso: ogni scuola ha i suoi punti fermi, che sono stabiliti a livello locale e non vengono influenzati pi\u00f9 di tanto dal raffronto nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il quadro nazionale si \u00e8 spezzato? Certamente s\u00ec e i sindacati lo sanno bene perch\u00e9 i Contratti Collettivi Nazionali sono diventati sempre di pi\u00f9 una vera \u201cimpresa\u201d. Dire per\u00f2 che i sindacati imbrigliano l\u2019autonomia delle scuole \u00e8 dire una cosa profondamente inesatta: i sindacati rappresentano quel desiderio di egualitarismo e uniformit\u00e0 che permane anche davanti ai dati dell\u2019oggettivit\u00e0 che dicono che quel tipo di mondo non esiste pi\u00f9. Infatti il \u201cconflitto\u201d interno alle scuole sfocia sempre in accordi, senza grandi clamori se non in pochi casi eclatanti, segno che i punti di equilibrio dentro un\u2019autonomia funzionale si trovano sempre. E se ci sono evidenti discrasie tra le necessit\u00e0 dell\u2019utenza (ad esempio: docenti in classe dal primo giorno di scuola, supplenti in classe dalla prima ora di assenza del titolare, ecc.) e le protezioni dei lavoratori (ad esempio: trasferimenti a domanda del docente, scorrimento delle graduatorie con possibilit\u00e0 di rinuncia) queste vengono facilmente assorbite dentro un rapporto diretto tra la scuola, i suoi problemi, l\u2019opinione pubblica di riferimento e la tolleranza generale anche quando il sistema traballa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Quindi vent\u2019anni dopo possiamo dire che l\u2019autonomia sta salvando la scuola da una globalizzazione confusa e da un riformismo caotico? Forse questo \u00e8 un passo un po\u2019 troppo lungo. Diciamo che l\u2019autonomia ci fa pensare, ma dentro una scuola che va avanti per storie virtuose e una normativa che va avanti solo per strappi. La grande pazienza delle scuole convive con l\u2019impazienza del sistema di cambiare e dei sindacati di controllare. Ma se ci\u00f2 avviene senza grandi scosse \u00e8 perch\u00e9 l\u2019autonomia scolastica protegge tutti, in un mondo che globalizzandosi si \u00e8 frantumato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vent\u2019anni dopo di Stefano Stefanel \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nel 2019 cadono due ventennali: quello del D.P.R. n\u00b0 275 dell\u20198 marzo 1999 e quello dell\u2019avvio dell\u2019autonomia sperimentale del 1\u00b0 settembre 1999. 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