{"id":945,"date":"2019-06-17T18:31:54","date_gmt":"2019-06-17T16:31:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=945"},"modified":"2019-06-17T18:31:54","modified_gmt":"2019-06-17T16:31:54","slug":"gli-stipendi-degli-insegnanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=945","title":{"rendered":"Gli stipendi degli insegnanti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-946\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Salary-810x599-300x221.jpg\" alt=\"Salary-810x599\" width=\"300\" height=\"221\" srcset=\"https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Salary-810x599-300x221.jpg 300w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Salary-810x599-311x230.jpg 311w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Salary-810x599.jpg 810w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Gli stipendi degli insegnanti<\/strong><br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><em><strong>di Nicola Puttilli<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Pu\u00f2 apparire sorprendente, nel contesto di misure volte ad arginare il debordante debito pubblico del nostro Paese, la raccomandazione dell\u2019Unione Europea di procedere con sollecitudine a sostanziali aumenti di stipendio agli insegnanti. In realt\u00e0, con questo inatteso suggerimento, i commissari europei dimostrano di non essere, come sostengono i nostri lungimiranti governanti, ciechi burocrati unicamente votati al pareggio di bilancio, bens\u00ec di conoscere bene come, da pi\u00f9 di un ventennio, funzionano le cose nelle economie della conoscenza.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Studi e ricerche di tutto il mondo sono l\u00ec a dimostrare che crescono le economie dei paesi che investono in formazione e ricerca e che la risorsa pi\u00f9 preziosa per lo sviluppo \u00e8 il capitale umano declinato in termini di competenze per il futuro (digitali e discipline \u201cSTEM\u201d ma non solo: problem solving collaborativo, imparare ad imparare, resilienza, interculturalit\u00e0, ecc.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo i nostri governanti non se ne sono accorti e hanno continuato a tagliare, con coerenza degna di miglior causa, i finanziamenti alla scuola per oltre vent\u2019anni, fino all\u2019attuale paradosso del secondo Paese manifatturiero d\u2019Europa vergognosamente penultimo negli investimenti in formazione ( n\u00e9 ha cambiato linea il governo del cosiddetto cambiamento, anzi, con tagli di ulteriori 400 milioni nell\u2019ultima legge di bilancio e la scomparsa della stessa scuola dai radar della politica che conta).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sorprende che in tale contesto, aggravato da una crisi ormai pi\u00f9 che decennale che ha determinato il blocco totale dei contratti, anche gli stipendi degli insegnanti siano rimasti al palo, ultimi tra quelli dei Paesi a cosiddetta economia evoluta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, se \u00e8 vera la premessa, non pu\u00f2 stupire la conseguenza di un sistema scolastico che arranca con forti squilibri interni, tassi ancora elevati e in aumento di dispersione e disagio nelle aree di maggior sofferenza del mezzogiorno e delle periferie urbane, analfabetismo funzionale, forti disallineamenti tra le richieste di un mercato del lavoro sempre pi\u00f9 esigente e un\u2019offerta formativa incapace di fornire competenze adeguate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I tentativi di riforma che si sono succeduti nell\u2019ultimo quarto di secolo (da Berlinguer a Renzi, passando per l\u2019autonomia scolastica, la grande incompiuta) sono stati sistematicamente affossati da una burocrazia ministeriale tanto pervasiva e incompetente quanto del tutto refrattaria a cedere le proprie quote di potere, non meno che da una classe docente tanto innovatrice a parole quanto conservatrice nella pratica didattica e professionale quotidiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante, infatti, i generosi tentativi di rinnovamento presenti nella nostra scuola fin dagli ormai lontani anni \u201970 (che ci ha lasciato leggi come la 820, la 517, gli stessi decreti delegati), la didattica quotidiana non si \u00e8 mai sostanzialmente discostata dal solito circuito: lezione frontale, studio individuale, interrogazione, valutazione. Circuito che inevitabilmente conferma e valorizza solo alcune competenze, privilegiando, tra l\u2019altro, quelle provenienti dal contesto socio culturale di provenienza e riproducendo di fatto i meccanismi di selezione sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lungi dal voler demonizzare la lezione frontale e lo studio individuale, che conservano la loro importanza, le esperienze dei Paesi che ottengono i migliori risultati ci parlano di una didattica che alterna la lezione frontale, non pi\u00f9 momento centrale, alle attivit\u00e0 laboratoriali e multimediali, ai lavori di gruppo, alle attivit\u00e0 sportive ed espressive in spazi dedicati e attrezzati, senza mai dimenticare la dovuta attenzione alle dinamiche psicologiche e relazionali. Di altro non si tratta, in definitiva, se non della vecchia pedagogia \u201cattiva\u201d trasferita in contesti e ambienti di apprendimento attualizzati, cos\u00ec come aggiornate risultano le competenze da coltivare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non che non esistano esperienze simili anche nel nostro Paese, ma restano le classiche eccezioni all\u2019incrocio, non troppo frequente, fra enti locali illuminati, dirigenti visionari ed insegnanti particolarmente preparati e motivati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 l\u2019eccezione diventi la regola ci vorrebbe una riforma, questa s\u00ec epocale, capace di stanare gli insegnanti dalla rassicurante e ripetitiva routine verso una nuova professionalit\u00e0 altamente qualificata, in grado di rispondere alle nuove esigenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un percorso che richiede una seria programmazione in tempi necessariamente lunghi e risorse ingenti in termini di formazione, iniziale e in servizio, di riqualificazione degli ambienti di apprendimento e di retribuzione del personale e, pertanto, di una scelta politica di indirizzo e di lungo periodo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una rivoluzione copernicana del modo di insegnare non si pu\u00f2 fare, del resto, con aumenti di poche decine di euro, pur restando la motivazione intrinseca un fattore determinante, ma con stipendi in grado di attirare le migliori energie intellettuali del Paese; cos\u00ec come una didattica radicalmente rinnovata non pu\u00f2 coesistere con spazi organizzati sulla semplice moltiplicazione delle aule, in scuole, per di pi\u00f9, che spesso cadono a pezzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un percorso di questo tipo, lontano da tempi e modi usuali della nostra politica, vuol dire recuperare decenni di ritardo sullo sviluppo scolastico del nostro Paese e mettere la scuola al centro del processo di sviluppo, come obiettivo di civilt\u00e0 e di rilancio del processo economico e produttivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una recente ricerca della Fondazione Agnelli calcola un risparmio di due miliardi all\u2019anno nel prossimo decennio dovuto al decremento demografico che gi\u00e0 da quest\u2019anno incide sulla formazione delle classi di scuola dell\u2019infanzia e di scuola primaria e che, nei prossimi anni, investir\u00e0 anche le scuole secondarie di primo e secondo grado. Sono risorse che devono restare all\u2019interno della scuola e non, ancora una volta, estorte per altre finalit\u00e0. Una prima base, opportunamente implementa con ulteriori risorse, fino al raggiungimento della media degli investimenti europei, per un rinnovamento radicale della nostra scuola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec, quindi, ad aumenti sostanziosi degli stipendi degli insegnanti come l\u2019Europa suggerisce, ma finalmente legati a un diverso modo di fare scuola e a una diversa idea della professionalit\u00e0 docente, in linea con le esperienze internazionali pi\u00f9 innovative e di maggior successo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certamente si tratterebbe di un percorso lungo i cui esiti devono essere apprezzati con gradualit\u00e0, l\u2019importante \u00e8 avere un progetto compiuto e cominciare con percorsi seri di formazione del personale e di riconversione e riqualificazione degli ambienti di apprendimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli stipendi degli insegnanti di Nicola Puttilli \u00a0Pu\u00f2 apparire sorprendente, nel contesto di misure volte ad arginare il debordante debito pubblico del nostro Paese, la raccomandazione dell\u2019Unione Europea di procedere con sollecitudine a sostanziali aumenti di stipendio agli insegnanti. 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