{"id":978,"date":"2019-10-18T23:16:35","date_gmt":"2019-10-18T21:16:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=978"},"modified":"2019-10-18T23:16:35","modified_gmt":"2019-10-18T21:16:35","slug":"intellettuali-e-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=978","title":{"rendered":"Intellettuali e scuola"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-979\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/accountability.png\" alt=\"accountability\" width=\"202\" height=\"250\" srcset=\"https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/accountability.png 202w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/accountability-185x230.png 185w\" sizes=\"auto, (max-width: 202px) 100vw, 202px\" \/>Intellettuali e scuola<br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\">di Stefano Stefanel<\/span><\/em><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Proviamo a simulare un\u2019ipotesi di lavoro (suffragata per\u00f2 da prove pubbliche \u2013 leggi articoli e libri &#8211; quasi inconfutabili) e proviamo a trarre delle conclusioni come se quest\u2019ipotesi fosse reale. Per prima cosa costituiamo una squadra di intellettuali, che \u2013 a vario genere \u2013 negli ultimi tempi si sono occupati di scuola, anche con una certa invasivit\u00e0 e sicurezza (che non \u00e8 chiaro da dove gli venga). I nomi: Massimo Cacciari, Giovanni Floris, Susanna Tamaro, Paolo Crepet, Paola Mastrocola, Umberto Galimberti, Alessandro D\u2019Avenia, Ernesto Galli Della Loggia, Angelo Panebianco. Simuliamo sei domande e proviamo a prevedere sei risposte.<!--more--><\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"650\"><strong>Prima domanda<\/strong><\/p>\n<p>La scuola deve essere pi\u00f9 severa e rigorosa e quindi vanno bocciati pi\u00f9 studenti perch\u00e9 bisogna mettere fine ad un certo buonismo e lassismo di questi ultimi anni?<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Prima risposta<\/strong>: penso che tutti e nove risponderebbero S\u00ec.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Seconda domanda<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 il fanalino di coda dell\u2019area Ocse per quanto riguarda la dispersione scolastica e inoltre ha un enorme numero di giovani Neet che non studiano e non lavorano; deve quindi attivare politiche contro la dispersione scolastica?<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Seconda risposta<\/strong>: penso che tutti e nove risponderebbero S\u00ec<\/li>\n<\/ul>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"650\"><strong>Terza domanda<\/strong><\/p>\n<p>Bisogna vietare l\u2019uso del telefonino o dello smartphone a scuola perch\u00e9 disturbano l\u2019apprendimento dello studente e inducono ad uno studio sbagliato?<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Terza risposta<\/strong>: penso che tutti e nove risponderebbero S\u00ec<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Quarta domanda<\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 necessario aumentare le competenze digitali dei nostri studenti visto anche che la competenza digitale \u00e8 tra quelle indicate dall\u2019Unione Europea, che ormai tutte le professioni sono digitalizzate e che l\u2019Italia \u2013 su questo punto &#8211; \u00e8 piuttosto indietro rispetto ad altri paesi dell\u2019area Ocse?<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Quarta risposta<\/strong>: penso che tutti e nove risponderebbero S\u00ec<\/li>\n<\/ul>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"650\"><strong>Quinta domanda<\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 necessario ritornare ad uno studio di sole conoscenze lasciando da parte la retorica delle competenze?<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Quinta risposta<\/strong>: penso che tutti e nove risponderebbero S\u00ec<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Sesta domanda<\/strong>.<\/p>\n<p>Solo uno studente competente \u00e8 in grado di utilizzare conoscenze e abilit\u00e0 in situazione e a non trovarsi in una condizione di alto tasso di conoscenze e basso tasso di utilizzabilit\u00e0 delle stesse in quanto obsolete o troppo stantie?<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Sesta risposta<\/strong>: penso che tutti e nove risponderebbero S\u00ec<\/li>\n<\/ul>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 sono fermamente convinto che andrebbe cos\u00ec adesso provo a capire come sia possibile dare risposte contraddittorie, creando di fatto un corto circuito interpretativo, pur nell\u2019ambito di un pensiero complesso ma ben organizzato. E\u2019 abbastanza agevole comprendere come non si possa combattere la dispersione bocciando di pi\u00f9, come non si possano migliorare le competenze informatiche vietando l\u2019uso degli strumenti multimediali (<em>device<\/em>) a scuola, come sia impossibile cementare competenze solide e spendibili se non si lavora nell\u2019ambito di una didattica per competenze. Riconosco che \u00e8 pi\u00f9 complesso comprendere come questi pensieri contraddittori possano convivere nella stessa mente o nella stessa persona: \u00e8 vero che siamo dentro una simulazione, ma \u00e8 anche vero che gli intellettuali citati (compresa la pi\u00f9 estremista e reazionaria tra tutti, Paola Mastrocola) pi\u00f9 volte e pubblicamente si sono espressi sui temi che ho citato, con argomenti che si possono far risalire alle mie ipotetiche domande.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Provo ad individuare alcune interpretazioni che riporto di seguito. La prima interpretazione si lega ad un\u2019idea elitaria e universitaria di cultura, per cui non si possono dare patenti di alcun genere agli ignoranti e per cui una volta stabiliti degli standard intellettuali chi non li raggiunge deve essere bocciato. Questa idea intellettuale cozza contro la realt\u00e0 pratica in cui n\u00e9 il Ministero italiano, n\u00e9 l\u2019Unione Europea, n\u00e9 l\u2019Ocse, n\u00e9 l\u2019Onu si sono mai sognati di fissare questi standard culturali, che invece gli intellettuali italiani ritengono di avere bel saldi in testa.\u00a0 Per cui credo che veramente l\u2019intellettualit\u00e0 italiana (rappresentata sul fronte della pubblicistica scolastica da chi ho citato), che per lo pi\u00f9 insegna nelle Universit\u00e0, ritenga che bocciando di pi\u00f9 si produce minor dispersione, perch\u00e9 i bocciati capiscono che si fa sul serio e si mettono a studiare. Cos\u00ec come ritengo che molti intellettuali e troppi insegnanti pensino che vietando l\u2019uso dello smartphone a scuola e costringendo soggetti digitalizzati ad utilizzare i libri si migliori lo studio e si potenzino le competenze digitali. Secondo questo pensiero dovrebbe accadere che, al pomeriggio, quando tutti gli studenti sono connessi mentre fanno i compiti per casa e studiano, l\u2019uso consapevole del web migliora perch\u00e9 attraverso la repressione gli studenti comprendono la necessit\u00e0 di un uso selettivo e culturale del web. Infine credo che tutti gli intellettuali (me compreso se posso ritenermi tale) non si farebbero mai aggiustare un impianto elettrico rotto o trapanare un dente cariato da un soggetto non competente, ma dotato di molte conoscenze e molte abilit\u00e0, per\u00f2 ugualmente la crociata contro le competenze sta facendo strada. Alla base di un pensiero contraddittorio, spacciato per realistico e coerente, c\u2019\u00e8 in questa prima interpretazione la certezza che se si comunica in modo preciso e deciso che bisogna studiare tutti gli studenti immediatamente si mettono a studiare. E\u2019 la vecchia idea delle elite, che sanno pi\u00f9 del popolo cosa serve al popolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La seconda interpretazione \u00e8 pi\u00f9 impietosa: chi pi\u00f9 chi meno gli intellettuali sono comunque tutti benestanti o ricchi. Lo sono diventati per merito e studiando (qualcuno con qualche scorciatoia, ma niente di che, comunque i migliori vanno avanti) e dunque si stupiscono di come non sia evidente a tutti che studiando si raggiunge anche un benessere economico che, ovviamente, permette di ragionare sul mondo e non solo su come sbarcare il lunario. Poich\u00e9, ovviamente, <em>primum vivere, deinde philosophari<\/em> l\u2019intellettualit\u00e0 italiana non si capacit\u00e0 di come una fetta consistente di studenti si accontenti del vivere, traguardo in s\u00e9 non difficilissimo da raggiungere in una societ\u00e0 occidentale come \u00e8 quella italiana, e non decida di investire per poter \u201cfilosofare\u201d a portafoglio pieno. Il punto di partenza per cui in Italia ci sono oltre un milione di giovani Neet (cio\u00e8 di ragazzi che non studiano e non lavorano), che le competenze digitali degli italiani sono deboli rispetto a quelle dei giovani degli altri paesi dell\u2019area Ocse e che il mondo cerca competenze certificate e spendibili interessa poco o niente, perch\u00e9 i tre problemi non vengono rapportati alle bocciature, alla proibizione dell\u2019uso dello smartphone a scuola, della repulsione della scuola italiana (in molta parte) per il concetto di competenza, vista come una sorta di diavoleria tecnica priva di contenuti reali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La terza interpretazione \u00e8 che il mondo universitario e della comunicazione scritta sia uscito dalla percezione dei problemi reali della scuola che ha quotidianamente a che fare con otto milioni di studenti di tutti i tipi, mentre l\u2019intellettualit\u00e0 italiana ha a che fare con studenti universitari lontani dai problemi della scuola di base (quella dei BES, dei Dsa, dei diversamente abili, degli stranieri di prima e di seconda generazione, degli stranieri senza conoscenze di lingua italiana, dei bambini e dei ragazzi figli di famiglie dedite ai <em>selfie<\/em> e a <em>whatsapp<\/em> e non alla lettura di qualsivoglia cosa sia stampata su una carta, con la sola eccezione forse degli scontrini fiscali). Quindi i ricchi possono scegliere tra carta e web e possono trovare nella scuola un utile accompagnamento per la scelta migliore, i poveri stanno tutti ammassati nel web abbandonati dal sistema dell\u2019istruzione e selezionati da una societ\u00e0 che si rif\u00e0 a modelli intellettuali del secolo scorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lettura dei testi prodotti dagli intellettuali citati sulla scuola mostrano una grande incomprensione di quello che \u00e8 il suo essere un fenomeno obbligatorio e di massa. Mi pare sfuggono loro alcuni concetti-base: l\u2019obbligo non pu\u00f2 accompagnarsi alla selezione, un sistema che lascia indietro le persone \u00e8 un sistema che poi ne pagher\u00e0 le conseguenze, la cultura \u00e8 un punto di arrivo non di partenza. Per\u00f2 i miei vagiti di nicchia nulla possono contro i tuoni della potenza mediatica loro (giustamente) concessa. E dunque il loro pensiero \u2013 folle e distruttivo \u2013 sta entrando sempre pi\u00f9 nell\u2019immaginario comune, anche di coloro che lavorano a scuola. Questo immaginario \u00e8 purtroppo anche attratto dall\u2019idea che, dato che l\u2019insegnante e la scuola hanno perso la grande stima sociale che un tempo avevano, bisogna mettere in atto qualche vendetta e far capire con la forza quello che con la persuasione, la didattica e la pedagogia non si \u00e8 riusciti a far capire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intellettuali e scuola di Stefano Stefanel \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Proviamo a simulare un\u2019ipotesi di lavoro (suffragata per\u00f2 da prove pubbliche \u2013 leggi articoli e libri &#8211; quasi inconfutabili) e proviamo a trarre delle conclusioni come se quest\u2019ipotesi fosse reale. 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