Settembre 7

Brevi appunti per un programma

A school chair and desk with paper and pencil.

Brevi appunti per un programma
di Nicola Puttilli

La scuola deve tornare a essere una priorità nel progetto di sviluppo del Paese. La piena formazione del cittadino è uno dei principi cardine del dettato costituzionale e tutti i dati in nostro possesso dimostrano che, nel medio-lungo periodo, i Paesi che maggiormente crescono economicamente sono quelli che più investono in conoscenza e formazione. Il nostro sistema pubblico di istruzione e formazione  ha subito nell’ultimo trentennio successivi tagli e ridimensionamenti, passando da posizioni di eccellenza in Europa per quota PIL , a posizioni di sconfortante retroguardia. Le conseguenze di tale processo sono di solare evidenza: esiti degli apprendimenti  insoddisfacenti e caratterizzati da forti squilibri, tassi elevati di analfabetismo funzionale, stipendi dei docenti tra i più bassi d’Europa, edifici scolastici per la gran parte vecchi, scarsamente accoglienti, con diffusi problemi di sicurezza e comunque pensati e progettati per una didattica quasi esclusivamente trasmissiva.

Si tratta di problemi strutturali la cui soluzione richiede ingenti investimenti. Una scelta di priorità comporta che alla scuola sia restituita almeno parte delle risorse sottratte nel corso degli anni, a partire dai risparmi derivanti dal calo delle frequenze conseguente al decremento demografico in corso, che si prevede ancora più consistente nei prossimi anni. Ma risorse per cosa?

  1. Bene ha fatto la segretaria del partito democratico quando in un suo recente intervento ha segnalato l’esigenza di un sensibile aumento degli stipendi degli insegnanti, non di un normale, o poco più, aumento contrattuale, bensì di un incremento tale da avvicinarli significativamente agli stipendi europei. Dalla formazione e dalla motivazione dei docenti dipende in buona misura la qualità dei processi formativi. Agli aumenti stipendiali dovranno pertanto corrispondere un maggiore impegno in termini di formazione continua e di progettazione dell’ azione educativa.
    Si potrebbe cominciare superando l’anacronistica differenza ancora oggi esistente in termini di stato giuridico e di trattamento economico del personale, risalente a quando per insegnare nella scuola materna bastavano tre anni di scuola magistrale e quattro di istituto magistrale per le elementari. Uniformare l’orario di servizio (sulla base delle 22+2 della scuola primaria, ad esempio) potrebbe essere una prima soluzione.
    La formazione deve essere, non solo in teoria, dimensione permanente e strutturale della professione docente. Le scuole devono disporre di strutture di supporto altamente qualificate in grado di rispondere in tempo reale alle proprie esigenze formative. C’erano una volta gli IRRSAE prematuramente e immotivatamente smantellati, con l’avvento dell’ autonomia le scuole sono state abbandonate a se stesse, è invece necessario ricostruire una qualificata rete di supporto, con il coinvolgimento attivo delle università.
  2. Le scuole italiane sono in gran parte vecchie, in numerosi casi insicure, poco accoglienti e inadatte a una didattica che non sia meramente trasmissiva. E’ necessario e non più rinviabile un grande piano di investimento pluriennale che coinvolga in modo coordinato governo centrale ed enti locali, in grado di rinnovare, nell’arco di 10-15 anni, l’intero patrimonio nazionale di edilizia scolastica, partendo dalla messa in sicurezza di tutte le scuole. Il miglioramento degli esiti degli apprendimenti passa dal rinnovamento della didattica che non può a sua volta prescindere dalla qualità degli ambienti di apprendimento. Questo ci dimostrano le esperienze più significative di altri Paesi, senza dimenticare che anche da noi  non pochi enti locali, a volte con il supporto di privati, hanno dato vita a realtà di edilizia scolastica di estremo interesse che possono costituire esempio e volano per i futuri sviluppi.
  3. Con l’avvento dell’autonomia scolastica il ministero dell’istruzione, variamente denominato a seconda dell’inquilino pro tempore, avrebbe dovuto limitarsi a svolgere le pur fondamentali funzioni di indirizzo, coordinamento e verifica. Mai come in quest’ultimo ventennio il ministero, con relative diramazioni territoriali, si è dimostrato invasivo e invadente entrando anche nelle più spicciole questioni gestionali. Una miriade di disposizioni, richieste, raccomandazioni, controlli che hanno messo sotto continuo stress il personale docente e, soprattutto, i dirigenti scolastici, sottraendo tempo e motivazione all’impegno e alla funzione educativa.
    Le autonomie scolastiche sono di fatto state abbandonate a se stesse, fagocitate da un’amministrazione scolastica che anziché fornire consulenza e supporto ha continuato, come e più di prima, a produrre norme e procedure, utili per lo più a riprodurre se stessa.
    E’ necessario tornare allo spirito delle norme che hanno ispirato l’avvento dell’autonomia scolastica, trasformando la burocrazia amministrativa in una rete di supporto al servizio delle scuole,  per l’esercizio di una vera autonomia.
    Innumerevoli sono i temi sui quali sarebbe opportuno intervenire in materia scolastica: dalle questioni inerenti la valutazione alla stabilità e adeguatezza degli organici, dalla riforma dei cicli al dimensionamento scolastico, tanto per ricordarne alcuni, ma quelli sopra evidenziati potrebbero caratterizzare un patto sulla scuola in grado di impegnare più di una legislatura per un reale salto qualitativo del nostro sistema scolastico.
  4. (Quasi un post scriptum) Sembra incredibile che un singolo ministro abbia il potere di modificare in modo del tutto unilaterale e quasi senza confronto i programmi di insegnamento della scuola italiana, ciò che caratterizzerà la cultura del nostro Paese nel prossimo futuro.

Un uomo di scuola competente e solitamente prudente come Italo Fiorin ha definito le Indicazioni Nazionali per il primo ciclo come intrise  di occidentalismo, autoritarismo e nazionalismo. Non è questo, evidentemente, il modello culturale che può rappresentare l’intero Paese e, forse, nemmeno la sua maggioranza. Occorre riaprire il dibattito sulle Indicazioni Nazionali coinvolgendo l’intero Parlamento, con il contributo fondamentale di chi la scuola la vive e la fa crescere ogni giorno.


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Posted 7 Settembre 2026 by admin in category articoli