gennaio 31

La valutazione dei dirigenti scolastici tra irrigidimenti e cedimenti

 

post_evaluaci_n_bancos-01La valutazione dei dirigenti scolastici tra irrigidimenti e cedimenti
di Stefano Stefanel

Poiché non mi accade praticamente mai di essere in disaccordo, anche se solo su alcuni punti, con Franco De Anna, ritengo utile esporre in pubblico alcuni commenti al suo ultimi articolo (I primi dati sulla valutazione dei dirigenti scolastici[1]) che mi pare in alcuni momenti risenta di una visione troppo critica del problema. L’articolo, ci tengo a dirlo, è molto interessante e ben argomentato, per quello penso meriti un commento. Leggere Franco De Anna è sempre un regalo in questi di tempi di baccano privo di direzione che si è abbattuto sulla scuola.

AUTOVALUTAZIONE NEL PORTFOLIO. Come noto la seconda sezione del Portfolio era dedicata all’autovalutazione del dirigente scolastico dentro uno schema prefissato. De Anna dice che il 16% che non lo ha compilato va sommato al 33% che non ha compilato il Portfolio. Questo passaggio, a mio modo di vedere, non lo si può fare. La scelta di non compilare l’autovalutazione era un’opzione proposta dalla piattaforma, non una decisione spinta dalla contestazione. La contestazione sindacale chiedeva di non compilare il Portfolio e non si è occupata della compilazione dell’autovalutazione, che rientrava invece nelle modalità scelte dal dirigente scolastico di presentarsi. C’è chi ha preferito legare la propria autovalutazione alle azioni e alla documentazione e chi, invece, ha preferito mettere il Nucleo di valutazione davanti al semplice rapporto tra azione e documentazione. Questioni di stile, non di contenuto. Il 16% va, dunque,  “riattaccato” alla sua parte originaria e dunque il dato da analizzare riguarda il 67% dei dirigente e non 51% come fa De Anna. Non è un punto da poco, perché tende a spostare la non compilazione entro confini che non le sono propri.

LA PROTESTA E’ RIUSCITA O NO? La protesta sindacale è riuscita e l’esito lo descrive molto bene lo stesso De Anna. Il processo valutativo è stato di fatto snaturato ed ha dato esiti discutibili. Poiché chi non ha compilato il Portfolio ha solo ricevuto una certificazione di “non compilazione”, restano “sul campo” tutti i dirigenti scolastici valutati con la “C” (non espressa, ma facilmente desumibile dalle motivazioni del format) che avrebbero potuto sottrarsi alla “C” semplicemente non compilando il Portfolio. Il vulnus non sta nel mancano riconoscimento economico, ma nel non aver il Miur compreso come una procedura avrebbe potuto reggere realmente solo se fosse stata prevista nei suoi minimi particolari. C’è stata la debolezza evidente di un Ministero che davanti al 33% di valutati che si rifiuta di compilare il documento su cui si basa la valutazione non ha uno straccio di PIANO B. Ritengo che la protesta sia riuscita perché ha snaturato l’idea di valutazione così come era stata pensata. La cosa sorprendente è però che non ha ugualmente fermato il processo. E’ chiaro che non avendo il Miur alcuna idea su come valutare chi non aveva compilato il Portfolio, non ha avuto alcuna forza per valutare comunque (per esempio mettendo i non compilatori davanti alla scelta: skype o visita?) e alla fine si è trovato ad emanare alcune valutazioni che saranno problematiche (perché – ripeto –  chi ha preso la C, anche se non c’è scritta la lettera, si convince che faceva meglio a stare fuori da tutto il processo).

Se la protesta ha avuto successo un incredibile grande successo lo ha avuto anche la conclamata attitudine dei dirigenti scolastici a farsi valutare. Il 67% per cento vuole farsi valutare e – pur avendo dubbi sul sistema – si è adeguato alle regole del gioco. Questo vuol dire che il 33% non vuole farsi valutare? Impossibile dirlo: quello che è certo è che chi non vuole farsi valutare sta in quel 33% e si è accodato alla protesta sindacale visto che sull’argomento non passavano altri treni.

TROPPA CARTA? La documentazione obbligatoria non era molta e questo ha permesso ad ogni valutato di decidere cosa inserire in piattaforma. Il protocollo prevedeva anche delle visite che non ci sono state e che sarebbero state utili. Rimane però una domanda che anche De Anna elude: la scelta di chiedere al dirigente di definire e documentare  fino a sette sue azioni è corretta dentro un sistema di valutazione? Penso si debba partire da una considerazione ovvia: nulla accade nelle scuole senza che da qualche parte sia stato scritto che deve accadere. Non c’è intenzione del dirigente scolastico che non trovi in un documento il suo logico punto d’origine. La lettura del rapporto tra “azione” scelta dal dirigente e documentazione di questa azione fa vedere molto bene quali scenari organizzativi ci sono in quella scuola, quali rapporti di forza si sono instaurati, quali flussi economici vengono mossi, quali obiettivi sono realmente condivisi. Nulla di cartaceo, ma un esempio evidente e chiaro di come vanno le cose. Le azioni da inserire in Portfolio le sceglie il dirigente, ma se poi documenta tutt’altro le cose diventano subito chiare: stiamo parlando di sogni, pie intenzioni, desideri. La realtà è altra. Il modello è interessante e significativo perché il quadro che esce dal collegamento tra RAV, PDM, PTOF, azioni e documentazione permette chiaramente di distinguere chi sta dirigendo una scuola e ha degli obiettivi da chi invece è una barca in mezzo alle onde.

VISITE VALUTATIVE O RICERCHE SOCIOLOGICHE? Le visite sono mancate e sarebbero state certamente più significative del collegamento via Skype[2]: questo è un dato incancellabile e che ha influito non poco su tutta la procedura. Resta però il fatto che molti dirigenti invocano una valutazione che corrisponde ad una ricerca sociologica. Secondo questi colleghi i valutatori dovrebbero seguirli nel loro incedere quotidiano tra sedi, riunioni, reggenze, ecc. Scambiare una visita valutativa con una ricerca sociologica, che dovrebbe sancire il grado di “eroismo” del dirigente, mi pare sia proprio fuori bersaglio. Le visite sono importanti, ma sono visite che seguono la documentazione, non che la precedono o la sostituiscono. Anche qui penso sia da sfatare una leggenda: i dirigenti scolastici amano e subiscono la burocrazia, per questo compilano montagne di documenti. Perché questi documenti non dovrebbero far parte della valutazione? Cosa si capisce seguendo un dirigente che si muove da una riunione all’altra, che riceve persone (che sanno di essere “spiate” dai valutatori), che si rapporta coi problemi? La valutazione è cosa diversa dalla ricerca sociologica. I report valutativi non possono essere delle nuove edizioni del bel libro Gli equilibristi [3].

Certamente un protocollo valutativo senza visita è un protocollo monco: ma la visita non avrebbe spostato l’asse della valutazione e le domande sarebbero partite dalla documentazione, non dal vissuto di quella giornata.

I VALUTATORI. Mi ha molto sorpreso che Franco De Anna sia caduto nel tranello che ha cancellato tutte le valutazioni precedenti a questa: quis custodiet ipsos custodes? Se ripartiamo dai valutatori e dalla loro formazione azzeriamo tutto e ne riparliamo tra cinque anni, quando metà dirigenti saranno già andati in pensione. La cosa più sensata da fare sarebbe permettere al valutato di interloquire sulla sua valutazione coi valutatori e – soprattutto – sarebbe naturale che il Miur valutasse i valutatori. De Anna invece propone una strada lunga che di fatto azzera quanto fatto quest’anno e questa mi pare una via di mezzo tra un’impossibile ingenuità (una “velha raposa” come lui, dai !) e una polpetta avvelenata. I valutatori sono stati sottoposti a due giorni di valutazione a febbraio, hanno poi analizzato almeno 25 documentazioni messe in piattaforma dai colleghi, hanno partecipato a incontri con gli altri formatori, hanno seguito i contatti via skype, hanno elaborato il giudizio. Inoltre sono registrati i tempi di consultati di ogni valutatore per ogni profilo e sono in piattaforma i commenti inseriti dai valutatori su quanto analizzato. Tutto questo è formazione: quello che servirebbe oggi è prendere tutti questi dati a valutare i valutatori. Compito non improbo, soprattutto se fatto incrociando questi dati con quanto pensano i valutati ,che possono contestarli, contrastarli, analizzarli. Operazione di grande trasparenza che mostrerebbe con chiarezza i punti deboli dei valutatori, senza ricominciare per l’ennesima volta da capo.

 

 

[1] https://www.organizzazionedidattica.com/wp-content/uploads/2018/01/I-primi-dati-sulla-valutazione-dei-dirigenti-scolastici-1.pdf

[2] Se lo Stato vuole un collegamento on line però deve anche dotarsi di una piattaforma autonoma e funzionante, non buttarsi su un prodotto gratuito e quindi irresponsabile.

[3] Gli equilibristi, di Massimo Cerulo, Rubettino 2016.


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Posted 31 gennaio 2018 by admin in category articoli

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