gennaio 22

Nella scuola a ciascuno il suo ruolo

scacchiNella scuola a ciascuno il suo ruolo
di Maurizio Tiriticco

Ma perché l’On. Faraone insiste a occuparsi di scuola? Non è stata sufficiente l’infelice uscita sulla pretesa opportunità, oggi, delle occupazioni studentesche? Com’è noto, negli anni Sessanta e Settanta queste costituirono una salutare rottura rispetto a un’organizzazione scolastica in cui gli studenti delle superiori avevano il solo diritto ad eleggere i loro rappresentanti negli organi collegiali. Ma nel ’98, con il varo dello Statuto delle studentesse e degli studenti, il diritto alle riunioni e alle assemblee è stato riconosciuto e ratificato: il che ha reso inutili, se non dannose e controproducenti, le occupazioni. Non si occupa un luogo che di fatto e di diritto è già “occupato”.
Non può l’On. Faraone, parlamentare della Repubblica e sottosegretario di Stato, parlare come uno sprovveduto studentello e, come tale, sollecitare a inutili, se non pericolose, avventure!.
E’ di oggi la nuova trovata! Alla fine dell’anno gli studenti delle istituzioni scolastiche di secondo grado “daranno i voti” ai professori. Ma si rende conto l’On. Faraone della portata della cosa? Sa quanto sia estremamente delicato il rapporto docente/discente, caratterizzato in primo luogo dal fatto che il primo è un professionista a tutto tondo, ha una particolare responsabilità, attribuitagli dalle norme vigenti e dal contratto di lavoro, e che il secondo, invece, è in fase di sviluppo/crescita e apprendimento ed è per di più minorenne? Il rapporto docente/discente non è e non può essere un rapporto paritario. Il primo giudica il secondo e il secondo è giudicato; né potrebbe essere altrimenti. Il problema, semmai, è un altro: il fatto che l’alunno ha il diritto di conoscere come e perché è valutato in ordine agli obiettivi che gli sono stati assegnati. E in questo senso si esprime chiaramente, già dal 1995, la Carta dei servizi scolastici.
Le norme offrono ormai da anni ai nostri alunni tutte le garanzie perché il servizio loro offerto dagli insegnanti sia eseguito a regola d’arte, come si suol dire. Se poi un alunno e i suoi genitori considerano i comportamenti e le valutazioni dell’insegnante non conformi, hanno tutti gli spazi che le norme prevedono per avanzare puntuale ricorso. Democrazia d’abord, ovviamente, ma non confondiamo i ruoli! Il che non significa affatto che il docente “comanda” e il discente “obbedisce”. Il “comportamento insegnante” – si chiama così – è già definito nel ruolo e nella funzione svolti: l’insegnante “non comanda” e l’alunno “non obbedisce”. La relazione che si stabilisce tra i due è particolare e ne è garante l’adulto, anche e soprattutto per la responsabilità professionale di cui è investito e per cui è stato formato! Non giochiamo con la scuola! Non illudiamo i nostri alunni a compiti che non sono loro! Piuttosto – ma questo gli insegnanti migliori già lo fanno – insegniamo ai nostri alunni come valutare le loro performances, come migliorarle costantemente! La scuola non è un gioco di ruolo. E’ una palestra in cui si cresce e si apprende, e dirigenti e insegnanti ne hanno la responsabilità.


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Posted 22 gennaio 2015 by admin in category articoli

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