novembre 23

Buone pratiche (sperimentali) per una Buona Scuola

wikiBuone pratiche (sperimentali) per una Buona Scuola
di Giancarlo Cerini

La funzione delle scuole sperimentali

Molti dei nodi irrisolti contenuti nel documento del Governo oggetto di consultazione pubblica (“La Buona Scuola”) potrebbero essere affrontati ascoltando le esperienze più innovative messe già in atto in molte scuole del nostro paese. In fondo, la “buona scuola” c’è già, ma non fa sistema: sono realtà frammentate, isole disperse, che devono essere aiutare a fare arcipelago e poi a diventare terraferma, cioè una base solida per l’intero sistema scuola.
E’ questo il caso delle tre scuole italiane appartenenti alla rete “Wikischool” (Scuola-città Pestalozzi di Firenze, Scuola Don Milani di Genova, Scuola Media “Rinascita” di Milano) che da anni sono impegnate in attività di ricerca e sperimentazione sull’organizzazione didattica e professionale, avvalendosi della “copertura” dell’art. 11 del Dpr 275/1999 che ancora consente di autorizzare sperimentazioni strutturali con un lieve incremento del numero dei docenti (organico funzionale).
Al di là di aspetti curricolari, didattici ed educativi (la continuità verticale, le tecnologie didattiche, la gestione della classe, i laboratori, ecc.) le tre scuole offrono interessanti suggestioni e soluzioni operative nel campo dello sviluppo professionale degli insegnanti e consentono di chiarire alcune delle questioni controverse che sono contenute nel documento del Governo. Ad esempio: come favorire un migliore raccordo tra bisogni della scuola e personale che chiede di insegnarvi, superando meccanismi automatici di assegnazione?; come far sì che la scuola diventi un luogo di “crescita” professionale dei docenti e con quali impegni, condivisioni, “patti”?; come favorire una dimensione collaborativa e collegiale del lavoro docente, valorizzando apporti e impegni dei singoli docenti, attuando un’idea non-competitiva di merito?

Cicli di vita professionale

Vediamo più nel dettaglio qual è il contributo che alcune innovazioni adottate nelle tre scuole sperimentali possono offrire all’intero sistema educativo italiano.
Abbiamo immaginato[1] un ideale ciclo di vita professionale, dalla formazione iniziale alla maturità, mettendo in relazione con le nuove proposte del Governo e le prospettive di una possibile generalizzazione delle innovazioni.

Le fasi dello sviluppo professionale

Si tratta dei passaggi più significativi di un ciclo di vita professionale orientato al miglioramento continuo ed al dinamismo culturale e progettuale. L’intreccio con la comunità scolastica di appartenenza assicura un “imprinting” ed una visione collaborativa del lavoro docente nella convinzione che non solo i “buoni docenti” –che vanno adeguatamente formati, selezionati ed individuati- faranno una buona scuola, ma che una scuola con il suo stile, la sua storia, la sua identità è in grado di far crescere buone professionalità.

Un’emergenza: la formazione in ingresso

Un contributo significativo le tre wikischool lo possono offrire per la realizzazione di un sistema di formazione in ingresso dei docenti neo-assunti (28.000 quest’anno scolastico, presumibilmente 148.000 nel prossimo) che vada oltre la routine degli incontri di aggiornamento e delle esercitazioni sulle piattaforme digitali. Infatti, fin dal suo ingresso nella scuola il neo-docente potrebbe essere affiancato da figure di tutor (tutoraggio diffuso) che lo osservano in situazioni tipiche del lavoro: in aula, nei laboratori, nella progettazione, nei consigli di classe. Le scuole sperimentali hanno già provato appositi protocolli di osservazione dei comportamenti professionali, schede di sintesi con un giudizio espresso con un punteggio sulla base di apposite rubriche descrittive (ove si apprezza in particolare la capacità di lavorare con i colleghi)[2].
L’intenzione non è quello di enfatizzare il momento valutativo, ma di aiutare un insegnante in un processo di riconoscimento della propria professionalità (dei punti di forza e di criticità), di favorire l’autovalutazione convalidata da un occhio terzo, a scopo formativo e di miglioramento. Il percorso di accompagnamento prevede anche l’impegno a progettare una o più unità didattiche e a realizzare colloqui di supervisione con i propri tutor durante l’anno scolastico. Un patto per lo sviluppo professionale potrebbe suggellare questo impegno del docente ad arricchire la sua preparazione, in sintonia con la progettualità della scuola in cui opera[3].
Questi elementi potrebbero rappresentare la base per il rilascio di crediti didattici agli insegnanti: si potrebbe anche non entrare nel merito della qualità della didattica (anche per la difficoltà ad adottare criteri interpretativi univoci), ma limitarsi ad un incisivo protocollo metodologico. Cioè ottiene crediti didattici il docente che è disponibile a:
• documentare una o più sequenze didattiche del proprio insegnamento (attraverso modalità cartacee, multimediali, prodotti autentici, ecc.);
• discutere con un esperto delle caratteristiche della propria azione didattica;
• accogliere in classe un collega per osservazioni formative (peer review) sulle strategie didattiche adottate;
• condividere prove comuni di verifica e valutazione.

Rilanciare la “buona” ricerca

La descrizione di varie tipologie di crediti richiede che scuole particolarmente propense all’innovazione possano sperimentare strumenti, modelli, procedure fattibili. Qualcosa non convince nel meccanismo premiale dei 2/3 e 1/3 ipotizzato in “Buona Scuola”. Piuttosto che suddividere gli insegnanti in scaglioni prefissati rispetto ad una classifica (ranking) è opportuno definire delle soglie di accettabilità (rating) rispetto alle quali TUTTI i docenti possano aspirare a raggiungerle, marcando in questo modo un effettivo miglioramento delle caratteristiche dell’insegnamento. La valutazione del merito si assocerebbe così alla salvaguardia, anzi al potenziamento della dimensione collaborativa della funzione docente. Le scuole sperimentali WIKI possono dunque candidarsi nei prossimi mesi ed anni a promuovere le loro scuole come laboratori per lo sviluppo professionale, mettendo a fuoco soluzioni operative nello stile comunitario che le contraddistingue.

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[1] Le presenti riflessioni scaturiscono dalla partecipazione all’incontro delle scuole sperimentali della rete Wikischool, tenutosi a Milano il 21 ottobre 2014 (Gruppo di lavoro: Reclutamento, formazione e valutazione).
[2] S.Bertone, M.Pedrelli, Il ruolo della comunità in un modello di valutazione professionale dei docenti, in “Rivista dell’istruzione”, n. 6, novembre-dicembre 2014, pp. 36-45, Maggioli.
[3] Un esempio di “patto per lo sviluppo professionale” adottato dalla Scuola Don Milani di Genova è ripreso in G.Cerini, Crediti e portfolio, Voci della scuola “La Buona Scuola 1”, Notizie della Scuola ¾, ottobre 2014, Tecnodid.


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Posted 23 novembre 2014 by admin in category articoli

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