novembre 24

Svuotare la scuola di burocrazia e riempirla di pedagogia

pedagogia4Svuotare la scuola di burocrazia e riempirla di pedagogia
di Franca Burzigotti

La burocrazia a scuola ci soffoca, ci costringe ad adempimenti spesso privi di senso e di qualche utilità che mortificano le nostre professionalità, esasperano i nostri atteggiamenti, assorbono troppo di quel tempo necessario alla “cura” della didattica che ci compete e verso la quale dovrebbero essere dirette le nostre energie ed intelligenze.

Come sia stata e sia possibile l’incontenibile crescita di atti burocratici a scuola non si comprende; in verità, l’autonomia scolastica avrebbe dovuto facilitare la semplificazione dei processi (uno dei suoi scopi era di avvicinare i luoghi delle decisioni a quelli delle azioni),  ma così non è stato e nemmeno la dematerializzazione ha diminuito o alleggerito o velocizzato le procedure. L’uso dei file al posto della carta e l’operare on line hanno paradossalmente favorito la moltiplicazione di documenti e anche la loro lunghezza e complessità, aumentando il tempo richiesto per elaborarli o leggerli.

Certo è che questo carico burocratico che pesa sulla scuola non è più sostenibile. Dobbiamo trovare il coraggio di opporci e combattere contro l’eccesso di incombenze che grava su noi dirigenti, il direttore SGA, il personale docente ed amministrativo; da troppo tempo subiamo il proliferare esponenziale di adempimenti burocratici, tecnicismi complessi, moduli da riempire, indagini e monitoraggi da compilare, documenti da redigere, spesso incomprensibili quanto inutili. E’ tempo di traguardare la scuola oltre il Covid-19, rendendola migliore: dobbiamo ripensare i curricola, le metodologie di insegnamento, i modi di valutare gli alunni, le strategie di orientamento e, invece, molto del nostro tempo viene sprecato dietro alla macchina cieca ed impersonale della burocrazia, qualcosa che di per sé è in netta antitesi con la scuola che ruota sulle parole chiave di cultura e relazioni umane.

I problemi la scuola ne ha tanti, ma questo pesante apparato burocratico è uno dei più gravi e urgenti da risolvere: la vera scommessa è la semplificazione, è tagliare ciò che non serve. Dobbiamo vincerla questa scommessa, altrimenti ci aspetta una pericolosa deriva che rischia di destabilizzare ed indebolire il ruolo sociale e le finalità formative della scuola.

Imbrigliati nell’incredibile groviglio di documenti amministrativi, procedure, atti formali, protocolli vari (compresi quelli Covid-19), ci allontaniamo progressivamente dal “focus” su cui dovremmo concentrarci: la qualità dei processi di apprendimento/insegnamento e il successo formativo dei nostri alunni.

Tra noi Dirigenti Scolastici c’è chi pensa di vivere una vera crisi di identità, una confusione di ruoli e compiti ancor più accentuata in questo triste tempo di pandemia in cui siamo stati chiamati a fare gli ingegneri, i medici, gli appaltatori di gare, i controllori. Per carità, siamo in emergenza sanitaria e responsabilmente abbiamo fatto e stiamo facendo quanto necessario, andando spesso ben oltre, ma non ci riconosciamo più e vogliamo tornare a concentrare le nostre energie e competenze su ciò che abbiamo scelto di fare: dirigere le scuole per migliorarle, per moltiplicare le opportunità formative delle nostre studentesse e studenti, per far emergere e sviluppare le potenzialità di ciascuno nella pluralità delle intelligenze e della creatività, per abbattere i divari, gli svantaggi, la demotivazione, per includere i più fragili, promuovere le eccellenze, gestire i processi di apprendimento e di socializzazione.

Quindi, il nostro tempo, tutto,vorremmo dedicarlo ai problemi dell’educazione e della formazione, a riempiere le scuola di pedagogia e a svuotarla di burocrazia. Di cosa potremo liberarci, cosa eliminare?

Di sicuro gli inutili monitoraggi (di quanti poi viene restituito un feedback? e se viene restituito quanto serve?), vere e proprie molestie burocratiche, stalkeraggio più che strumenti di gestione. Molti dei dati che vengono richiesti alle scuole spesso sono già in possesso della Pubblica Amministrazione, ma l’insufficiente o assente  rete di comunicazione tra Enti non permette lo scambio e costringe le scuole ad una produzione ridondante degli stessi dati, a redigere schemi, rapporti la cui finalità sfugge quasi sempre.

Anche un buon numero di norme riguardanti la privacy sarebbero da eliminare, alcune stanno enormemente complicando anche le più banali procedure (vedi controllo del Green Pass); viviamo un tempo in cui, attraverso i media si esibisce “vita, morte e miracoli” di ognuno di noi, ragione per cui alcune norme sulla privacy a scuola sfuggono a qualsiasi logica  determinando paradossi come il divieto di pubblicazione della composizione delle classi, dei risultati degli scrutini ed esami, ovviamente privi di dati sensibili.

Su altro fronte dovrebbero essere snelliti e semplificati adempimenti particolarmente gravosi per i Dirigenti Scolastici relativi all’applicazione di normative generali percepite “lontane” dal mondo della scuola: trasparenza amministrativa e siti web, anticorruzione, sicurezza, codice degli appalti, dematerializzazione, sicurezza e  codice dell’amministrazione digitale; tecnicismi complessi che è difficile associare e ricondurre alla scuola nel suo ruolo deputato alla gestione dei processi di apprendimento, di socializzazione ed inclusione.

Utile sarebbe anche interrogarsi e riflettere sul proliferare dei documenti applicativi di istituti normativi, dalle sigle impronunciabili e comprensibili solo agli addetti ai lavori- PTOF, RAV, PdM, Bilancio sociale, PEI, PDP, PTCO, PIF, Bonus premiale, BES- o alle ultime disposizioni legate alla pandemia in atto- DAD, PAI, PIA, DDI- testi che spesso rispondono più a logiche formali che sostanziali, alcuni da inserire in piattaforme dedicate e raggiungibili da stakeholders specifici. Viene da chiedersi quanti in realtà siano i fruitori, quali utilità ne traggano e se la “fatica”  di progettazione, produzione, trascrizione, inserimento on line di tali documenti sia commisurata al loro effettivo uso e soprattutto se grazie ad essi la scuola sia migliorata.

Ecco, troviamo il coraggio di liberarci da tutto ciò, perché significherà avere tempi più distesi e maggiore efficacia per ciò che serve veramente alla scuola: curare la “didattica”, fare ricerca, dedicarsi a cose semplici, ma importanti come sedersi ad un tavolo (meglio che davanti ad uno schermo) e parlare uno ad uno degli studenti perché, per ciascuno di loro, che sia motivato, oppositivo, ambizioso, collaborativo, scoraggiato, isolato, si possa progettare il miglior curricolo, individuare la migliore strategia educativa, il miglior modo di valutarlo per valorizzarlo e orientarlo al suo futuro progetto di vita.

Di queste “fatiche” riempiamo la scuola non di quelle inutili.


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Posted 24 novembre 2021 by admin in category articoli