gennaio 5

La “questione insegnanti” nella consultazione sulla Buona Scuola

unoLa “questione insegnanti” nella consultazione sulla Buona Scuola
di Antonio Valentino

I risultati della consultazione governativa sulla “buona scuola” (BS), riportati dal documento ministeriale del 15 dicembre 2014 “La BS. La consultazione”, non si discostano molto, per la maggior parte delle questioni considerate, da quelli attesi. Anche su alcuni aspetti chiave della questione docente, come la valutazione e il riconoscimento del “merito”.
Già in altre ricerche era emerso l’atteggiamento non più negativo – da ben interpretare e “agire” – della maggior parte dei docenti nei confronti degli aspetti sopra richiamati della loro vita professionale.

Il seminario PD sui risultati della consultazione
Nel documento ministeriale che dà conto della consultazione (vedi Scheda con i dati della consultazione su merito e anzianità), molto si dice della partecipazione ad essa dei vari soggetti interessati, in un crescendo di cifre e di scelte grafiche volto a convincerci che ci troviamo di fronte alla “più grande consultazione dell’Europa”( parola di Ministro!).
Niente però si dice – a proposito di retribuzione e riconoscimento del merito – dei livelli di accoglienza della proposta del documento BS sulla soglia del 66%: la percentuale cioè dei docenti di ogni scuola che avrebbero potuto godere degli scatti triennali di competenza o di altre amenità a questa collegate.
Sembra comunque , su questo punto, che la cosa non sia piaciuta praticamente a nessuno.
È sulla base di questa “bocciatura” che nel seminario PD: “La Buona Scuola. Il futuro è adesso” (Roma, 13 dicembre scorso) è stata presentato, nel gruppo di lavoro su Valutazione e carriera degli insegnanti , un interessante documento di discussione in cui
a. si azzerano di fatto le proposte su soglia e scatti triennali di competenza (non se ne parla proprio),
b. si finalizza diversamente il discorso su crediti e portfolio (che ne esce ridimensionato, almeno così sembra)
c. si tenta un ragionamento diverso su incentivi e carriera vista come “riconoscimento di una pluralità di ruoli nella crescita professionale” che comporti anche una “ridefinizione dello status giuridico e del profilo professionale dei docenti”.
Il documento di discussione, preso atto della “bocciatura” di cui sopra, rimescola le carte e mette in primo piano la questione della carriera riproponendola in termini nuovi e diversi. E lo fa partendo dalla considerazione, a grandi linee condivisibile, che il documento sulla BS non prevede un vero e proprio sviluppo di carriera, quanto piuttosto miglioramenti retributivi legati al merito (acquisizione dei crediti per i 3 ambiti previsti dalla proposta governativa sulla BS – che escono riconfermati -: qualità della didattica, cura della crescita professionale, collaborazione nel funzionamento complessivo della scuola).

Scheda Miglioramenti retributivi: merito o anzianità?

1. 1. La valutazione deve modificare la retribuzione?
• Dirigenti Scolastici (87%) e Genitori(70%) i più convinti nel rispondere positivamente
• Docenti (64%) e Studenti (56%) i meno favorevoli

1. 2. Scatti migliorativi della retribuzione: merito o anzianità?
• Solo anzianità per il 14% delle risposte
• Un sistema misto per il 46% Solo merito per il 35%
• Comunque per l’81%, il merito deve contribuire alla crescita stipendiale dei docenti

1. 3. Miglioramenti retributivi: merito o anzianità? Sì/no per componenti
• Dirigenti scolastici, genitori, cittadini e studenti più a favore. Rispettivamente: 95%, 91%, 90%, 89%.
• Docenti: il 21% vuole solo scatti di anzianità. Sono i più favorevoli a un sistema misto (56%)
• I dirigenti scolastici: più “solo merito” (49%) che misto (45%); no a “solo anzianità” (2%)

1. 4. Cosa premiare / valorizzare
• La qualità del lavoro in classe
• La capacità di collaborare con i colleghi
• La capacità di migliorare la scuola

La carriera nel seminario PD: elementi caratterizzanti la proposta
Il nuovo disegno che viene fuori mette (definitivamente?) fuori schermo l’ipotesi degli scatti triennali e colloca in primo piano un’idea di carriera come passaggio di livello (da quello attuale, che accomuna tutti i docenti di ruolo, ad uno superiore riservato ad una quota definita di questo personale) che incrocia però impegni, responsabilità, tempi aggiuntivi di lavoro.
Vediamone i termini schematicamente:
– La quota di insegnanti che potrà accedere al livello superiore previsto è tra il 15 e il 25% degli organici provinciali, “una volta decisa la percentuale a livello nazionale”. Tale quota è stata pensata prendendo a riferimento la percentuale di docenti che nella situazione attuale ricopre mediamente “funzioni strumentali (FS) e incarichi che comportano responsabilità organizzative”. Il testo parla di “quota coerente con la quantità delle FS e degli altri incarichi” che oggi si attribuiscono nelle scuole.
– Sulle modalità di accesso al livello superiore si chiarisce:
• I contingenti sono definiti annualmente, anche in base al turnover
• Il passaggio è “stabilito da una commissione provinciale”, incardinata presso la DSR, che garantirà trasparenza e uniformità di giudizio
a. sulla base del portfolio (i crediti nei 3 ambiti) ed “eventualmente” attraverso “un esame (?!) o un colloquio”,
b. sulla base del giudizio della scuola sul candidato, espressoattraverso note di merito del Nucleo di valutazione (NdV) interno o “meccanismi che subordinino le candidature al vaglio da parte delle scuole (DS, CD, NdV interno)”.
– Sui criteri che la Commissione dovrà privilegiare si prevede che avranno soprattutto peso: la partecipazione ad attività collegiali (non a quelle per le quali è previsto obbligo, si presume), il contributo al “funzionamento corale” della scuola, la competenza professionale, la disponibilità a impegni dentro l’organizzazione;
– I riconoscimenti economici saranno permanenti e non simbolici
– Tale progressione di carriera è precondizione per ulteriori avanzamenti (DS o Dirigente Tecnico o altri incarichi dirigenziali)
– Il passaggio al livello superiore comporta disponibilità ad assumere incarichi o responsabilità organizzative (collaboratore, coordinatore di dipartimento, tutor docenti neo assunti, responsabili BES…) in orario aggiuntivo, senza ulteriori compensi.

Cosa è interessante nella proposta PD.
Questi i punti che sottolineerei come più significativi.
1. È degno di attenzione – e condivisione – il fatto che lo sviluppo di carriera non sia solo riconoscimento del merito (acquisizione di crediti), ma sia legato a impegni e incarichi che comportino responsabilità e tempi aggiuntivi di lavoro. E che quindi gli aumenti stipendiali previsti vadano a compensare attività sul campo, effettivamente svolte, non legate al lavoro docente.
2. È da sottolineare anche che questa proposta si configura come una risposta credibile ai problemi della scuola in quanto organizzazione complessa. Di fatto si riconosce che le attività di coordinamento, presidio e collaborazione (funzioni strategiche o assimilabili) – oggi affidate semplicemente alla buona volontà e disponibilità del personale senza garanzie di tenuta stabile, continuità, formazione ed esperienze e competenze necessarie – non sono accidenti nella vita di una scuola, ma strumento-leva importante per qualunque discorso di governance efficace e quindi di rinnovamento.
3. Andrebbe altresì considerato che tale proposta, nel caso andasse in porto, costituirebbe un segnale di equità nei confronti dei tanti che si fanno carico del funzionamento della scuola, che nessun DS, anche se imparentato con i supereroi di Marvel, riesce oggi a garantire da solo.
4. Non si tratterebbe infine solo di un recupero del principio di equità, ma anche un fattore attrattivo nei confronti di quanti nella scuola non vogliano limitarsi a fare solo gli insegnanti, ma guardano a questa professione anche in termini di sviluppo di carriera legato all’esercizio di funzioni aggiuntive. Praticamente un investimento sul proprio futuro.
Questi gli elementi a favore.

Gli interrogativi
Consideriamo ora gli interrogativi, che ovviamente non mancano e sono anch’essi di peso.
Nel documento della BS, la proposta del sistema dei crediti e degli scatti triennali di competenza, garantiti ai 2/3 degli insegnanti (attraverso le risorse che sarebbero dovuto essere quelle degli scatti di anzianità, ora riconosciuti a tutti: e questo costituiva problema nel problema), nasceva dal fatto che, in una situazione di vacche magre, la necessaria ripartenza della scuola poteva/doveva essere il frutto di un convolgimento più esteso dei docenti su più fronti.
Tutti (a parte ogni considerazione – giustamente negativa – sulla soglia, per come veniva proposta) venivano stimolati ad accettare la sfida che poteva essere gratificante sul piano professionale e sotto il profilo economico.
Certamente tendeva a spingere tutti a curare la propria formazione e a sentirsi partecipi del funzionamento organizzativo della scuola. Quindi avrebbe potuto funzionare come spinta per una quota di insegnanti certamente e decisamente superiore al 15-25% ipotizzato nella proposta sul secondo livello di carriera. Detta in altri termini, la precedente proposta – se funzionava – avrebbe potuto favorire di più la formazione di una massa critica più consistente ed estesa di insegnanti “impegnati”e avrebbe favorito un maggiore dinamismo nelle scuole.

C’è però una seconda area di problemi che va considerata per ques’ultimo tipo di carriera previsto. Riguarda la fattibilità e la tenuta nel tempo di una scelta di questo tipo. Mi spiego meglio. Se si ipotizza di “promuovere” allo scalino superiore della carriera docente la quota del 15-25%, ovviamente in possesso dei crediti necessari, per gli anni scolastici successivi, la percentuale che integrerà la quota prevista avrà ovviamente una consistenza ridotta, modesta, essendo legata al turn over del personale. E quindi l’appeal che la soluzione proposta sarà conseguentemente ridotto, modesto.
La qual cosa certamente non favorirà i livelli di motivazione e di coinvolgimento che si auspicano.
E qui c’è certamente un forte elemento di debolezza che, nel caso, andrebbe affrontato.
Si renderà necessario comunque una simulazione dei flussi al riguardo nel prossimo quinquennio, per capire la fattibilità di questa soluzione.

Integrare le due proposte? Perché no?
Torniamo alle due proposte considerate.
Si tratta di capire a questo punto se siano eventualmente integrabili – così da recuperare gli aspetti più qualificanti di entrambi – e in quali termini. Se cioè si voglia tenere in piedi sia gli scatti triennali di competenza – che mirano non solo a premiare il merito, ma anche a favorire, con la cadenza triennale, un impegno continuato dei docenti, soprattutto sui terreni della formazione e dell’innovazione didattica -, sia lo sviluppo di carriera per rendere stabile e solida la struttura organizzativa della scuola.
Ovviamente c’è un problema di coerenze interne di questa eventuale nuova proposta integrata che comunque evitino complicazioni e difficile fattibilità.
Applicazioni facili e comprensibili delle procedure e dei dispositivi (soprattutto in merito agli accertamenti e alle valutazioni), assieme alla trasparenza, sono comunque principi operativi imprescindibili se si vuole garantire successo a operazioni su questi terreni. Ma c’è anche – e non come secondario – un problema di investimenti seri. Si tratta di capire, fatti i necessari studi sull’efficacia di una proposta integrata – e sui costi e i benefici attesi -, se c’è la volontà politica di uscire dai molti enunciati sulla centralità del scuola nel sistema paese – ma anche dalla tirannia di una austerità senza sviluppo – e intraprendere fattivamente la strada di programmare per il prossimo quinquennio interventi sensati e mirati.
In questa ottica, si può pensare, con buoni margini di condivisibilità, che la categoria possa convenire su una eventuale riduzione degli scatti di anzianità.
Comunque, una cosa è certa: senza investimenti per affrontare e avviare a soluzione la questione docenti (ovviamente a partire da una stabilizzazione del personale oggi precario – fatta senza concessioni a logiche di sanatoria indiscriminata – e da un sistema di formazione iniziale e reclutamento che diventi esso stesso fattore di crescita professionale per le nostre scuole ed esperienza arricchente sotto il profilo pedagogico-didattico anche per il mondo universitario ), ogni altra scelta per far progredire la buona scuola (dallo sviluppo dell’autonomia all’attenzione ai BES, da una migliore costruzione dei curricoli alla qualificazione dell’istruzione e formazione professionale, dai temi della governance a quelli delle reti e del territorio) non avrebbe gambe per camminare.


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Posted 5 gennaio 2015 by admin in category articoli

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