ottobre 4

L’anno di formazione: una prospettiva per il cambiamento della professione docente e un miglioramento autentico della didattica nelle scuole

formazioneL’anno di formazione:
una prospettiva per il cambiamento della professione docente e un miglioramento autentico della didattica nelle scuole

(sotto-titolo semi-serio: dalla formazione per il fanta-calcio alla formazione per la fanta-scuola)
di Luciano Berti

Nei prossimi due anni la composizione degli organici delle scuole subirà un significativo mutamento: mettendo insieme le assunzioni in corso per la stabilizzazione dei precari, i concorsi previsti e il pensionamento della generazione dei docenti entrata in ruolo negli anni ’70, il ricambio assumerà una rilevanza che non si è mai verificata.
Se vogliamo accompagnare il ricambio generazionale con il miglioramento della prassi didattica, io credo che uno degli strumenti fondamentali sia rappresentato dallo svolgimento dell’anno di prova.

Non c’è dubbio che finora l’anno di formazione abbia rappresentato per i docenti un adempimento quasi del tutto formale: lo testimoniano l’esiguo numero di docenti che non lo hanno superato, lo scarso impegno dell’Amministrazione che ha avviato le procedure verso il termine dell’anno scolastico con investimenti irrilevanti, il poco tempo dedicato dai dirigenti scolastici presi dalle mille incombenze della gestione della scuola. Se aggiungiamo il rischio di ricorsi da parte dei docenti che non hanno superato il periodo di prova, il quadro è completo.

Al di là dei problemi esposti, le questioni centrali sono a mio avviso due:
L’anno di prova ha costituito un’occasione di crescita professionale per i docenti neo-immessi?
Al termine dell’anno di prova i docenti hanno messo in pratica le buone prasi eventualmente apprese o, raggiunto lo scopo dell’immissione in ruolo, ciascuno ha continuato ad insegnare come ha sempre fatto?
Siccome io penso che, nella maggior parte dei casi, entrambe le risposte siano negative, credo sia importante formulare ipotesi affinchè l’anno di formazione possa diventare uno strumento di reale crescita professionale.

Considerato che il numero più consistente dei docenti sarà assunto dalle graduatorie ad esaurimento e che quindi ha alle spalle numerosi anni di insegnamento, è alto il rischio che tale immissione non generi nulla a livello di innovazione metodologico-didattica, di introduzione di buone prassi, di attenzione ai processi relazionali all’interno della classe e tra colleghi, di attenzione a quelli che Giancarlo Cerini ha definito “gli aspetti formativi e professionali” della professione.

Con il cambiamento di alcune procedure per lo svolgimento dell’anno di formazione avvenuto nell’ultimo anno, l’Amministrazione ha però dato significativi segnali di inversione della rotta e di riconoscimento dell’importanza del periodo di prova.
La legge n. 107 ha introdotto cambiamenti che possono contribuire a “costruire” un percorso per i docenti neo-immessi dove, accanto all’aspetto valutativo, vi siano cura e sostegno agli aspetti formativi.

Come è noto, per gli insegnanti nell’anno di prova il Comitato di valutazione del servizio è formato dal dirigente scolastico, che svolge le funzioni di Presidente, da tre docenti, due dei quali scelti dal Collegio dei docenti ed uno dal Consiglio di istituto, dal docente tutor, nominato dal Dirigente scolastico.
Rispetto al passato, la legge n. 107/2015 apporta sostanziali novità:
a. La durata del Comitato è fissata in tre anni, ciò indica la volontà di creare un nucleo di valutazione stabile.
b. Il superamento del periodo di formazione e di prova è subordinato allo svolgimento del servizio effettivamente prestato per almeno centottanta giorni, ma almeno centoventi devono essere effettuati per lo svolgimento delle attività didattiche, vi è quindi una correlazione stretta tra il periodo di prova e le attività formative.
c. Aumentano le prerogative del dirigente scolastico che dovrà valutare il personale docente al termine del periodo di prova.
d. Vengono valorizzati ruolo e funzioni del docente tutor, scelto dal Dirigente scolastico che, oltre a svolgere funzioni di accompagnamento, consulenza, supervisione professionale, fornisce elementi istruttori al comitato di valutazione e al dirigente per la valutazione dell’insegnante nel periodo di prova.
e. Sono individuati con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca gli obiettivi, le modalità di valutazione, le attività formative e i criteri per la valutazione dei docenti in prova.
f. Cambiano le conseguenze della valutazione negativa al termine del periodo di formazione e di prova: il personale docente ed educativo sarà sottoposto ad un secondo periodo di formazione e di prova, non rinnovabile.
L’inasprimento delle procedure valutative è compensato dalla previsione di un supporto autentico al docente neoassunto nel periodo di formazione, attraverso un percorso formativo più articolato e con l’affiancamento di un collega esperto con funzioni di tutoraggio.
Il percorso di formazione dovrà quindi tener presente che il profilo dei docenti non è limitato allo svolgimento del compito di insegnamento nella classe, ma investe un più vasto campo di compiti formativi e professionali che concernono:
• l’attività di formazione in servizio
• l’attività di ricerca didattica
• gli impegni assunti all’interno della propria organizzazione scolastica
• la partecipazione ai dipartimenti, gruppi di progetto, a nuclei di valutazione
• lo svolgimento di funzioni di staff, strumentali, di supporto
• la responsabilità di unità operative

Se condotto rigorosamente in questi termini, l’anno di formazione cessa di essere un adempimento quasi formale, durante il quale il tutor non aveva compiti ben definiti, il servizio minimo di 180 giorni poteva anche essere svolto interamente fuori dalla classe, dove vi erano infine molte possibilità di proroga dell’anno di formazione.
L’esperienza dell’ultimo anno scolastico ha modificato le precedenti routine formative, ha proposto un modello formativo arricchito da diversi tipi di azioni:
• incontri iniziali di accoglienza e di presentazione del percorso formativo;
• partecipazione a laboratori formativi di carattere prevalentemente didattico e metodologico, anche sulla base delle esigenze formative manifestate dai docenti;
• momenti di osservazione in classe, in forma “peer to peer”, per stimolare la reciproca collaborazione tra docente neoassunto e docente tutor;
• la costruzione di un portfolio di documentazione, sulla base di un format elettronico messo a disposizione da INDIRE, in cui dar conto del proprio percorso professionale, della rielaborazione di esperienze didattiche, della proiezione verso ulteriori azioni di sviluppo formativo, anche a seguito di un proprio bilancio di competenze. Il portfolio ha poi costituito il “medium” su cui condurre il colloquio in sede di valutazione finale del periodo di formazione.
Gli esiti del monitoraggio svolto dal MIUR e da Indire hanno fornito riscontri positivi sui diversi passaggi del nuovo modello, in particolare per le fasi:
– del peer review, di cui è stato apprezzato lo stimolo aperto al confronto, alla condivisione, alla reciproca collaborazione tra docenti in formazione e tutor esperti;
– del portfolio, di cui è stata apprezzata la semplicità dell’impianto e lo stimolo alla riflessione sulla propria didattica e professionalità.
Accanto a ciò, l’osservazione diretta dell’attività svolta in classe dal docente, da parte di tutor e dirigente scolastico, sulla base di protocolli preventivamente definiti e condivisi con l’insegnante in prova, gli elementi di osservazione dell’azione didattica potrebbero riguardare:
• le strategie didattiche (strutturazione dell’insegnamento, interazione verbale, sostegno all’apprendimento, feed-back, ecc.);
• la gestione della classe (gestione del tempo, gestione delle attività, organizzazione degli spazi, ecc.);
• il sostegno personalizzato (supporti, incoraggiamento, attenzione alle differenze, inclusione, BES, ecc.);
• il contesto (coinvolgimento degli allievi, rapporti interpersonali, uso della voce, gestualità, ecc.);
• l’utilizzazione delle risorse didattiche (tecnologie, libro di testo, LIM, altre risorse, ecc.).
In altri termini, si stratta di calibrare gli aspetti valutativi del periodo di prova indicati nella legge 107/2015 con quelli “formativi”, cioè di incentivo alla crescita professionale.
Questo aspetto è ben visibile nel “bilancio di competenze”, che implica la copresenza di azioni autovalutative e di osservazioni esterne di dirigente scolastico e soprattutto tutor, per consentire al docente di ricostruire il senso del proprio lavoro e darsi degli obiettivi di miglioramento, verso gli standard che connotano la professione docente.
Giancarlo Cerini ha individuato alcuni standard che connotano la professione docente:
1. Prendersi cura degli allievi e della didattica
Organizzare e animare le situazioni di apprendimento
Gestire la progressione dell’apprendimento
Osservare e valutare gli studenti nelle situazioni di apprendimento, secondo un ap-proccio formativo.
Coinvolgere gli studenti nel loro apprendimento e nel loro lavoro
2. Prendersi cura della gestione della scuola
Lavorare in gruppo
Partecipare alla gestione della scuola
Informare e coinvolgere i genitori
3. Prendersi cura della propria professionalità
Servirsi delle nuove tecnologie
Affrontare i doveri e i problemi etici della professione
Curare la propria formazione continua

Due effetti “collaterali”, sempre attinti dalla legge 107:
– L’obbligo di formazione e aggiornamento previsto per i docenti potrebbe essere obbligatoriamente indirizzato verso la “cura” degli elementi di criticità individuati al termine dell’anno di formazione.
– Il tutor, docente “esperto”, scelto sulla base dell’effettiva competenza e non sulla base della disponibilità volontaria o di considerazioni amicali, potrebbe essere uno dei docenti che legittimamente aspirano alla tanto discussa “premialità”

Una domanda finale un pochino provocatoria: un percorso così articolato riguarda “solo” i docenti in formazione? Non è che “per caso” potrebbe essere utile ai docenti tutti?


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Posted 4 ottobre 2015 by admin in category articoli

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