Le ragioni di un declino
Le ragioni di un declino
di Nicola Puttilli
Tre interessanti analisi sono comparse sul quotidiano “LA STAMPA” negli ultimi giorni sulla situazione di crisi della nostra scuola. Continue reading
Le ragioni di un declino
di Nicola Puttilli
Tre interessanti analisi sono comparse sul quotidiano “LA STAMPA” negli ultimi giorni sulla situazione di crisi della nostra scuola. Continue reading
What’s Next
Innovazione e orientamento per il futuro dei giovani maturandi
di Bruno Lorenzo Castrovin
Un mondo in rapido cambiamento ci impone di riflettere sul futuro dei giovani, spesso chiamati a scelte decisive senza il tempo di fermarsi a comprendere a fondo il proprio percorso. In questo scenario complesso, i maturandi si trovano di fronte alla sfida più importante della loro vita. Continue reading
Coltivare la motivazione implicita
di Piervincenzo Di Terlizzi
(Riflessione a margine della lettura di Cristiano Corsini, “La fabbrica dei voti”)
Nel cuore di ogni percorso educativo autentico si cela una domanda che precede l’apprendimento stesso: perché imparare? Continue reading
Tra autonomia e nuovi scenari
di Rossella De Luca
Il 31 agosto 2025 si concludera’ l’anno scolastico che ha segnato il compimento dei 25 anni dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e dell’istituzione della dirigenza scolastica. Continue reading
Il tempo lento della scuola d’estate
di Piervincenzo Di Terlizzi
L’estate scolastica non è mai, come sa bene chi ci lavora, davvero una pausa. È piuttosto un tempo diverso, dilatato, più poroso. Continue reading
“Magister o Minister!?”
(Considerazioni sulla figura del docente nelle Nuove Indicazioni per il Curricolo)
di Mario Di Maio
1.Premessa
Nella Bozza delle Nuove indicazioni, pubblicata dal Ministero dell’Istruzione l’11 giugno del 2025, trasmessa al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, per il prescritto parere, nella Premessa in cui sono indicati i principali aspetti pedagogici e socio-culturali a cui si è ispirata la stesura del Documento programmatico, c’è un paragrafo dedicato alla figura dell’insegnante. Continue reading
Maturità: il colloquio come ascolto attivo e incontro tra generazioni
di Piervincenzo Di Terlizzi
Ogni anno l’esame di Stato del secondo ciclo (o di maturità, come tornerà ad essere chiamato) rappresenta per migliaia di studenti italiani un rito di passaggio. È un momento carico di significato, non solo per ciò che certifica, ma per ciò che simbolicamente racchiude. Tra tutte le prove, il colloquio orale è quella più specifica dell’esame stesso, muovendosi tra uno spunto di partenza, argomenti diversi e le riflessioni sul cosiddetto PCTO.
Il colloquio assume una valenza particolarmente intensa, che viene manifestata, in questi ultimi anni, dalle varie forme di festeggiamento che seguono le prove dei candidati, rispetto alle quali, oltre alle considerazioni di colore, tra mazzi di fiori, calici di Prosecco, corone d’alloro, vanno fatte anche delle riflessioni sulla latente domanda di senso generazionale che esse implicano. In questi giorni d’esame, mi è capitato spesso di riflettere su questi aspetti generazionali e su come il colloquio sia non solo una doverosa forma di verifica, ma come spazio di parola, di espressione, di riconoscimento: un tempo in cui la scuola ha l’opportunità di ascoltare davvero chi ha accompagnato per cinque anni.
L’Ordinanza Ministeriale n. 67 del 31 marzo 2025, che ha disciplinato quest’anno l’Esame di Stato, richiamando la normativa che vige da anni sottolinea chiaramente la portata del colloquio: esso ha carattere multidisciplinare e serve ad accertare “il conseguimento del profilo educativo, culturale e professionale dello studente”, ponendo l’accento sulla “capacità di argomentazione, di pensiero critico e riflessivo, nonché di collegamento tra le conoscenze acquisite”. Sono parole che delineano non una semplice interrogazione, ma un’occasione formativa profonda, che si realizza pienamente solo se sostenuta da un ascolto attivo: un ascolto che accoglie, che rispetta i tempi e i modi con cui ogni studente sceglie di raccontare sé stesso. Perché è proprio questo che accade nel colloquio, quando è autentico: lo studente prende parola non solo per mostrare ciò che ha studiato, ma per far emergere chi è diventato lungo il cammino.
L’ascolto che educa
Nel mondo della scuola, l’ascolto è spesso sacrificato alla necessità di misurare, valutare, classificare. Ma il colloquio ci ricorda che educare significa prima di tutto saper ascoltare. Come scrive Duccio Demetrio, “chi ascolta davvero educa due volte: perché custodisce la narrazione dell’altro, e perché apre lo spazio in cui quella narrazione può trasformarsi in consapevolezza”. Ascoltare uno studente che collega un testo letterario a una questione etica, che rielabora un’esperienza personale a partire da un concetto di fisica o di storia, significa offrirgli la possibilità di dare forma al proprio pensiero, di assumersi la responsabilità di ciò che dice, e quindi di ciò che è.
Ma l’ascolto attivo, per essere tale, implica una presenza reale da parte dell’adulto. Significa lasciarsi interrogare, sospendere il giudizio, essere disposti a restare in silenzio per dare valore a ogni parola, anche a quelle più esitanti. Il colloquio è anche questo: un esercizio di attenzione reciproca, che educa alla democrazia, alla responsabilità, alla cura della relazione.
Un incontro tra generazioni
Il colloquio è inoltre uno spazio prezioso di incontro tra generazioni. Da una parte il giovane che si affaccia alla vita adulta, dall’altra docenti che rappresentano la scuola come comunità educante. In quel dialogo si gioca qualcosa di profondo: la possibilità che avvenga una trasmissione simbolica, un riconoscimento che non si limita alla prestazione scolastica, ma tocca la persona.
Francesco Stoppa, ne La restituzione. Perché si è rotto il patto tra le generazioni, scrive che la rottura generazionale nasce quando gli adulti smettono di trasmettere e i giovani smettono di ricevere. Recuperare quel patto significa costruire scene in cui la parola dei giovani trovi spazio, ascolto e legittimità. Il colloquio di maturità può diventare proprio una di queste scene di restituzione: uno spazio in cui lo studente restituisce ciò che ha ricevuto, e l’adulto restituisce riconoscimento e fiducia.
Una comunità che ascolta
A offrire un’altra prospettiva illuminante è bell hooks, teorica dell’educazione e del pensiero critico. Nel suo Teaching to Transgress, afferma che “la classe resta lo spazio più radicale di possibilità” e che una comunità educativa è tale solo quando si fonda sull’interesse reciproco, sulla valorizzazione delle voci, sulla reale presenza degli uni per gli altri. Scrive:
“La nostra capacità di generare entusiasmo è profondamente influenzata dal nostro interesse reciproco, dal desiderio di ascoltarci davvero, dal riconoscere la presenza dell’altro.”
Il colloquio, se vissuto con questo spirito, può diventare l’esercizio più alto di comunità scolastica. Non un rituale burocratico, ma un tempo in cui l’adulto si fa testimone e non solo giudice, e in cui il giovane può sentirsi finalmente riconosciuto come soggetto di pensiero, di parola, di storia.
Un’occasione educativa più ampia
In questo senso, il colloquio è molto più che una prova d’esame. È una scena educativa che coinvolge tutti i protagonisti della scuola.
Per lo studente, è un’occasione per riappropriarsi della parola, per collegare saperi e vissuto, per dire la propria storia attraverso ciò che ha imparato. È un gesto di responsabilità, ma anche un atto di libertà.
Per la commissione e per i docenti, è un tempo per riconoscere la singolarità di ogni percorso. Un invito ad ascoltare, non per misurare, ma per comprendere. Perché ogni discorso, ogni scelta, ogni esitazione è carica di significato e merita attenzione.
E per la scuola intera, è il momento per mettere in atto ciò che afferma nei documenti, ma che troppo spesso rischia di restare sulla carta: centralità della persona, personalizzazione dei percorsi, valorizzazione delle competenze trasversali. Il colloquio di maturità è la verifica finale anche di quanto la scuola è stata capace di educare all’interiorità, alla riflessione, alla relazione.
Lentezza, ascolto, cura
In un tempo che spesso premia la velocità, l’efficienza e la prestazione, il colloquio ci ricorda il valore della lentezza, dell’ascolto e della cura. È una soglia che si attraversa insieme: chi lascia la scuola lo fa con le proprie parole, chi vi resta lo accompagna con lo sguardo di chi sa riconoscere.
Se al termine del colloquio uno studente può dire, anche solo dentro di sé, “mi hanno ascoltato davvero”, allora la scuola avrà fatto ciò per cui esiste: educare alla vita, attraverso l’incontro.
Il manifesto della dispersione scolastica
di Mario Di Maio e Gennaro Salzano
Nell’ambito del progetto promosso dal Direttivo provinciale della Sezione ANDIS di Napoli sulla dispersione scolastica, è stato elaborato un dossier, dal titolo “Affrontare le sfide dell’analfabetismo funzionale e della povertà educativa per contrastare la dispersione scolastica: esperienze e riflessioni” Continue reading
La lettura: una palestra per la mente:come sviluppare il pensiero critico e potenziare l’apprendimento
di Bruno Lorenzo Castrovinci
Come diventare più intelligenti, colti, empatici? La soluzione è semplice: leggere, leggere, leggere. La lettura è una delle pratiche più potenti ed economiche per affinare le capacità cognitive e attivare aree del cervello che possono trasformare radicalmente la nostra vita. Continue reading